Presidio al comune di Casoria: lavoratori socio sanitari senza stipendio da mesi

I dipendenti non vedono soldi da gennaio: quanto ancora dovranno aspettare?

Partito ieri, 10 giugno, un presidio fuori al comune di Casoria per centinaia di lavoratori socio sanitari che da gennaio non ricevono stipendio. I dipendenti, con regolare contratto a tempo indeterminato, supportati dalla Uil e dai rappresentanti sindacali Giovanni Cozzolino, Giovanni e Cristina Russo e dal segretario regionale Annibale de Bisogno, dopo mesi di proteste hanno deciso di mettere in evidenza ancora una volta alla città la loro triste condizione. Non solo non ricevono compensi da mesi, ma anche, ricordiamolo nonostante tutto, continuano a svolgere regolarmente il proprio lavoro senza sospensioni e con regolarità.  Gli stipendiati (ex stipendiati?) operatori professionali dell’ Ambito 18 di Casoria, Arzano e Casavatore assunti, ricordiamolo, senza termine di scadenza, presso le cooperative Sinergie e Aido sono quotidianamente dunque impegnati nell’assistere anziani e disabili… Purtroppo negli ultimi tempi più come “volontari” che come reali lavoratori a contratto.  Non solo: nonostante la mancata corresponsione del dovuto, l’Ambito continua a bandire gare d’appalto del valore di milioni di euro, pur non pagando le persone attualmente sue dipendenti. Insomma, un vero e proprio “gioco di potere” mal gestito e mal pagato, con fondi forse “inesistenti”, ma che nonostante ciò continua a promettere nuove assunzioni evitando di ricompensare chi da anni opera per loro. Nonostante le promesse e le richieste di incontri, ne lo stesso comune ne il commissario siano riusciti a risolvere questo enorme disagio: si attende solo la vincita della gara d’ appalto, quando in effetti sono i lavoranti che non percepiscono un centesimo. E ancora una volta attese su attese. In una cittadina “fin troppo impegnata” nelle recenti campagne elettorali e nell’ormai imminente ballottaggio, come sempre, si passa la “palla” da un’istituzione all’altra. Chi ci rimette, come sempre è successo, sono “i più deboli” e chi  rivendica un giusto diritto alla dignità personale.

Condividi su