Afragola, destinazione casa. Il racconto della “Stazione”che fa scattare l’orgoglio cittadino

Centinaia e centinaia di persone si complimentano con Daniela Del Mondo per il racconto del suo viaggio. Centinaia di persone che vogliono un racconto diverso, il racconto della città che ha voglia di riscattarsi e che è inorgoglita da questa immensa opera che è arrivata sul territorio e che pensa al futuro ed alla possibilità di riscatto della provincia. Centinaia di commenti che si oppongono al “Partito dei contro la Stazione di Afragola a tutti i costi”. Anche il Sindaco di Afragola, Mimmo Tuccillo, si complimenta per il bel racconto della sua concittadina e ne fa un post sul suo profilo facebook che alimenta ancora di più il “Partito dell’orgoglio cittadino”.  Effettivamente belle e concrete le parole che ha scritto Daniela del Mondo e che vi proponiamo di seguito.

SUI BINARI SI LAVA VIA IL FANGO
“È vero, lo ammetto, mi sono emozionata.
Ore 7:34 Sono partita dalla Stazione Alta Velocità di Afragola, per Roma Termini.
Questa è una partenza nuova, diversa da tutte le altre, simbolica. Un viaggio in un viaggio così breve – appena 55 minuti – che mi ha portato molto più lontano, però. Perché pensavo, mentre mi allontanavo e per tutte le volte che continuerò a farlo, che avrò sempre un luogo a cui tornare scritto sui pannelli informativi, nei testi scorrevoli; Afragola. Destinazione: Afragola. Casa.
Ore 7:10 Esco di casa. Afragola al mattino ha sempre una luce magica, avvolta dal chiarore. La piazza semideserta rende più imponente e fiero il secolare albero di canfora che saluto, come facevo quando a piedi mi recavo al liceo. Personalmente lui è il mio Sant’Antonio, il protettore di questa città: ha la sacralità delle cose antiche e vive. Le nostre radici.
Ore 7:13 Lascio via Ciampa, mi immetto su Via Arena e già la intravedo questa nuova compagna, nella forma sinuosa che le fa da abito. Valuto che è davvero vicina, appena fuori il centro abitato, solo qualche centinaio di metri dopo. La strada è pulita. Sorrido.
Ore 7:16 Arrivo al parcheggio. È gratuito – e non mi par vero – ed è pieno, soprattutto. Da qui, e fino ai binari, la stazione non sembra in opera, il cantiere è opportunamente delimitato e circoscritto. Gli omini in tuta che da lontano ho intravisto lavorare sui fianchi e sulla testa di questa creatura fascinosa da qui non si vedono più.
Ore 7:18 Sono già sui binari. Dunque 8 minuti da casa. Mi sono anticipata troppo, abituata ai tempi logoranti di quando per lo stesso treno, dovevo raggiungere Napoli. Come tutti, mi avviavo all’incirca un’ora prima, dunque lo stesso tempo che impiegherò per il viaggio in sé, fattosi ora anche più breve. Faccio un rapido calcolo mentale: realizzo che risparmierò tra andata e ritorno quasi due ore. Sono entusiasta, esaltata.
Lo stesso entusiasmo lo leggo sui volti degli addetti ai lavori che ho incrociato (alle pulizie, al punto informazioni, al controllo biglietti) e di quanti hanno condiviso con me l’attesa del treno. Mi hanno sorriso tutti qui, in un “buongiorno” carico di significati. Come a dirsi: “Eh, bella vero?” Bella, sì.
Questi primi giorni di partenze sono testimoni di una esigenza di condivisione comunitaria, di scambio di parole, un’intimità che diversamente non siamo più disposti a concedere.
“Di dove sei? Sei arrivato in auto? Perché hanno chiuso il bar? Da qui si vede il policlinico ed anche Castel S.Elmo! Dove vai?”
Si ha voglia di capire, di confrontare perplessità, di intervenire, di essere testimone e portavoce di un’esperienza vera, senza filtri né provocazioni.
Sui binari c’è l’anima vera ed il senso di questa stazione, le risposte ai dubbi.
È qui che proseguirà questo viaggio.
È qui che si lava via il fango.
Ci sono pendolari di Avellino, mi dicono che hanno una convenzione con un pullman e che a loro fa molto comodo questa fermata, anche per scongiurare il traffico del capoluogo. Ci sono professionisti, studenti, viaggiatori di Aversa, Frattamaggiore, Pomigliano, Caserta. Gente normale, che lavora, che si muove, che fa progetti.
Siamo tanti.
Come il mondo fuori questa stazione, quella provincia costretta sempre a pagare per le colpe di tutti, a doversi riscattare da qualcosa e per questo immeritevole di bellezza e di centralità, oltraggiata e derisa anche da chi la esorta a migliorare, a cambiare. Periferia della periferia predestinata, per molti, a soccombere nella propria miseria.
Ore 14:00. Sono di ritorno. Da Roma, prima fermata: Afragola. Io scendo. Quelli che vanno a Napoli Centrale dovranno attendere, invece, la prossima fermata…”

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