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Oscar Wilde esplose nelle coscienze, che Noemi lo sia per lo Stato

Bene e male, peccato e innocenza, attraversano il mondo tenendosi per mano. Chiudere gli occhi di fronte a metà della vita per vivere in tranquillità è come accecarsi per camminare con maggior sicurezza in una landa disseminata di burroni e precipizi.  L’uomo che ha scritto questo aforisma si chiamava Oscar Wilde. Per un breve periodo soggiornò anche a Napoli, città che gli fu ostile dal primo momento e che si rivoltò contro ai suoi trascorsi carcerari e alla sua indole omosessuale. Ma parliamo di una città del fine 800, contaminata anch’essa dai tabù secolari. Poeta, scrittore, drammaturgo, ma soprattutto precursore dei tempi, proferì a questo popolo la tentazione di oltrepassare le leggi morali come conseguenza di un sovvertimento che non ha paura di sognare il diverso. Un’altra moralità o un eroismo che abbia il coraggio di trasformare il male nel bene e la crudeltà in una virtù. Napoli, per motivi che non stiamo qui a sentenziare, è divenuta la città difficile per antonomasia. Il Regno della narco-economia. Dove per acquisire la leadership delle piazze di spaccio si arriva a sparare tra la folla e l’innocenza delle persone perbene. Ma forse è anche grazie alle riflessioni del compianto talento irlandese che questo popolo è di seguito divenuto privo di maschere e di omertà. L’orrore dello scorso 3 maggio non va dimenticato.

SIAMO STANCHI DI SUBIRE QUESTE CONTINUE ANGHERIE

La storia della piccola Noemi è uno scempio che non va dimenticato. La ribellione della città ha avuto luogo nelle piazze, nei flash mob, nelle veglie notturne in onore al candore di questa creatura. Una leonessa, che non ha mostrato né lacrime né lamentii alcuni. Un proiettile che non è riuscito nel suo intento ma che fa i conti con la realtà di questa città. La mancanza di risorse delle stesse strutture ospedaliere, con medici e infermieri che si catapultano da un reparto all’altro per sopperire alla carenza di personale. Una Napoli che si prostra e va oltre l’abnegazione dell’uomo, affidandosi al miracolo compiuto dall’equipe medica. Angeli scesi dal cielo, Massimo Cardone, Giovanni Gaglione e Vincenzo Tipo del Santobono, Guido Oppido del Monaldi e Carlo Tascini del Cotugno, autori di un vero miracolo, ridando vita e giustizia alla piccola Partenopea. Di polvere sotto il tappeto ne è già stata nascosta abbastanza e l’episodio di Noemi è l’ennesima aggiunta per questa città. Il fuoco della malavita non si spegne con le lacrime del giorno dopo dei rappresentati dello Stato. La nostra gioia è incommensurabile, ma una prognosi sciolta non laverà la coscienza di chi dovrebbe garantire l’incolumità della brava gente. Che si vada oltre gli slogan e promesse mai mantenute. Dopo appena una settimana dai nefasti fatti di piazza Nazionale si è arrivati ai colpi di pistola sparati al Pronto soccorso del vecchio Pellegrini. Ci vuole un piano di riscatto per questa città perché questo popolo ha un disperato bisogno di diffondere un’immagine diversa da quella becera che vive attualmente. Che Noemi diventi il ricordo di una passata decadenza e non del quotidiano abominio che siamo costretti ad assistere.

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