Ancelotti e la visione onirica del calcio posizionale

La bellezza salverà il genere umano. Quando ci si abitua ad essa vorresti possederla, la insegui in ogni dove. Farla tua. E per quanto la società odierna voglia nasconderla, intenta a mostrarne esclusivamente il suo lato oscuro, Napoli ne è piena. Come la sua gente, coloro che vogliono riscattarla e mostrarla al mondo. Celebrarla nell’arte e nei cuori delle persone. Il calcio rientra nei suddetti canoni, la gioia di sostenere la propria squadra nel vederla recitare il proprio spartito. Una storia vecchia quanto il mondo, che Napoli, in più di un’occasione, ha avuto modo di assaporare e goderne. Il campo, però, resta sempre il giudice supremo, ed impone equilibrio, ma soprattutto coerenza. Non è stato il pareggio di Genk a preoccupare, bensì un assetto non ancora definito. Eppure i buoni propositi c’erano tutti. Fu proprio lo stesso Ancelotti nel proclamare il desiderio di vedere la propria squadra con maggiore compattezza, con un pressing più alto. Insomma, un calcio maggiormente propositivo. I presupposti, mai come quest’anno, ci sono tutti. Un mercato orientato in base alle volontà del tecnico azzurro, con una rosa ampia e di maggiore qualità. Un calcio posizionale, con i suoi interpreti impegnati in molteplici funzioni di raccordo, è la su idea di fare calcio. Ma questo Napoli, munito di questi calciatori, è davvero pronto ad eseguirlo?

PRESTAZIONI DISCONTINUE

Mercoledì, nel post conferenza, si è visto un Carlo Ancelotti con un volto scuro, e poco avvezzo alla figura del condottiero che dovrebbe guidare questa squadra. Dichiarazioni apparse come una difesa d’ufficio, non suffragate dalla realtà dei fatti. Diplomatico nel difendere i suoi calciatori, senza sufficienti riscontri pervenuti sul rettangolo di gioco. Il riferimento non è al turn over, questi in effetti può essere solo d’aiuto per affrontare una stagione lunga e impegnativa. Né tanto meno al modulo, la suggestiva ipotesi del 4-3-3 non è una priorità per sanare prestazioni discontinue. La rotazione dei ruoli dei singoli calciatori, invece, sta diventando un concetto troppo difficile da assimilare e, probabilmente, da digerire. I continui cambi di rotta di Fabian, Zielinski e dello stesso Lozano, non penso stiano dando stabilità e sicurezza nei loro mezzi. Per quanto concerne i primi due, dotati di un bagaglio tecnico di alto profilo, avrebbero bisogno di trovare una propria dimensione nel cerchio di centrocampo. Cambiarne la posizione ogni partita, se non addirittura durante la stessa, sta portando inevitabili scompensi ai due calciatori, con un relativo, ed inevitabile, calo di rendimento.

LA POSIZIONE DI LOZANO

Il nazionale messicano è da sempre uno dei pallini del tecnico azzurro. Un giocatore in grado di poter spaziare sull’intero fronte d’attacco? Probabile, ma forse non proprio su tutto. E’ risaputo che l’ex attaccante del PSV ha doti di eccelsa dinamicità in fase di progressione, una forte esplosività nelle gambe da sfruttare negli spazi aperti e mettere al servizio della squadra.
L’esordio in quel di Vinovo è stato dei migliori, nel quale, oltre a quelle già citate, mise in mostra doti fisiche di notevole intensità. Posizionato in verticale al suo compagno di reparto d’attacco, quale risultò essere Mertens, riuscì a scuotere la squadra e realizzare un gol. Perché non sfruttarlo per queste caratteristiche anziché fargli invadere le zone di competenza altrui?

C’E’ UN CASO INSIGNE?

Conosciamo Lorenzo, per i suoi pregi e anche per i suoi difetti, più volte anche ripresi e condannati da questa redazione.

E qualora questi si fossero nuovamente manifestati saremmo solidali con la scelta di Ancelotti nel lasciarlo a riposo. Sarebbe stato un segnale da tributare non solo a Lorenzo ma anche all’intero gruppo. D’altro canto, siamo altrettanto consapevoli dell’importanza del ruolo che riveste il numero 24 Partenopeo. Ne abbiamo parlato la volta scorsa, Insigne non sarà mai Roberto Baggio e, sia nel Napoli che nella nazionale, non può ricoprire molteplici ruoli. Ma se lasciato al suo spazio, e relegato alle sue mansioni può risultare l’uomo in più di questo Napoli.

Fabian, Zielinski, Lozano e Insigne 4 personaggi in cerca di posizione, giusto per parafrasare il poeta. Coloro i quali potrebbero risultare il fulcro di sostegno e, allo stesso tempo, la forza propulsiva di questa squadra, avrebbero forse bisogno di una maggiore stabilità. Un equilibrio che lo stesso Ancelotti può, e deve, essere in grado di trovare.

 

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