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Best&Worst, le notizie di oggi // Mentre la situazione degli ospedali inglesi diventa sempre più drammatica, l’assurda vicenda del piccione condannato a morte in Australia ha avuto un lieto fine.

Joe, il piccione condannato a morte in Australia, è riuscito a evitare la forca: ecco tutta l’incredibile storia

Joe è un piccione e, nei giorni scorsi, è stato protagonista di una vicenda ai limiti dell’assurdo.

L’uccello è stato infatti condannato a morte e ad emettere l’incredibile e severa sentenza è stato il Ministero dell’Agricoltura, dell’Acqua e dell’Ambiente Australiano.  Il Ministero ha descritto la presenza di Joe nella nazione come

un rischio di biosicurezza diretto per l’avifauna australiana e per la nostra industria del pollame.

Per scoprire perché il povero piccione fosse descritto come tale pericolo pubblico bisogna però fare un salto indietro di qualche giorno.

Un piccione viaggiatore

Qualche tempo prima, infatti, Joe sarebbe atterrato, affamato e malconcio, in uno dei giardini dei sobborghi residenziali di Melbourne. Qui avrebbe ricevuto cibo e cure, nonché il suo nome, che gli è stato dato in onore del neoeletto Presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden.

Un ispettore edile di nome Kevin Celli-Bird, incuriosito dal volatile, avrebbe notato un anello verde legato alla zampa dell’animale. Sull’anello era ben visibile un numero.

Kevin avrebbe cercato il codice su internet, scoprendo che questo corrispondeva a quello di un piccione da corsa smarrito nell’Oregon il 29 Ottobre 2020. Il codice sarebbe stato registrato, invece, in Alabama.

La condanna a morte

La storia di questo piccione viaggiatore che, stando alle informazioni recuperate da Kevin, avrebbe percorso una distanza davvero incredibile si è diffusa rapidamente su internet, suscitando ovunque reazioni di incredulità e divertite condivisioni. Non altrettanto ilare, tuttavia, si è dimostrato il Ministero dell’Agricoltura, dell’Acqua e dell’Ambiente australiano, che non ha avuto dubbi: un uccello venuto da così lontano avrebbe potuto mettere in pericolo gli equilibri della fauna australiana.

Il rischio è stato giudicato eccessivo anche dal Primo Ministro Michael McCormack -l’Australia, com’è noto, ha una legge estremamente rigida riguardo la biosicurezza – e così il povero Joe ha ricevuto una condanna a morte. 

Joe ottiene il suo permesso di soggiorno

Fortunatamente, tuttavia, il piccione è riuscito a evitare la forca grazie a un gruppo di persone che si occupa della cura e del soccorso di questi uccelli.

Il gruppo avrebbe infatti dichiarato in un post di Facebook che la fascetta verde alla zampa di Joe non sarebbe stata diversa da quella vista già in precedenza agli arti di altri piccioni australiani: secondo queste persone sarebbe stato decisamente più probabile che Joe fosse, alla fine, un autentico piccione australiano e non americano.

Kevin Celli-Bird ha avviato nuove ricerche per scoprire la vera provenienza del piccione e, alla fine, Venerdì sera il Ministero dell’Agricoltura, dell’Acqua e dell’Ambiente ha dichiarato che Joe è, ragionevolmente, un piccione australiano.

Adesso Joe è ancora in Australia. Kevin, in conclusione di questa assurda vicenda, ha spiegato che, se il piccione desidererà rimanere, lui continuerà a prendersi cura di lui.

Inghilterra: gli Ospedali sono sotto stress e la situazione si aggrava

L’Inghilterra vive, in queste ore, delle ore davvero drammatiche. 

Londra

Come si temeva, gli ospedali londinesi sono sottoposti a un fortissimo stress. I pazienti affetti da Covid-19 che necessitano di ricovero sono in costante aumento – sono circa il 70% in più rispetto ad Aprile – e il rischio è quello che si saturino le terapie intensive. Alcuni ospedali hanno cominciato a trasferire i pazienti meno gravi in strutture alberghiere, nel tentativo di decongestionare i reparti.

Sono in aumento anche le morti legate al Nuovo Coronavirus. I medici sempre più spesso sono costretti a scegliere chi ricoverare, favorendo chi ha maggiori probabilità di sopravvivenza. 

Neil Ferguson “A livello nazionale, la curva inizia a rallentare”

Anche al di fuori dalle mura di Londra la situazione si aggrava, sebbene in misura non paragonabile a quella della Capitale del paese.

Tuttavia la situazione potrebbe cominciare a migliorare nei prossimi giorni: il professor Neil Ferguson, epidemiologo dell’Imperial College di Londra, inizia a intravedere un lieve rallentamento della curva dei contagi.

Si tratta, probabilmente, dei primi effetti delle restrizioni applicate negli scorsi giorni.
Proprio per questo, il primo ministro Boris Johnson sta valutando l’inserimento di ulteriori misure restrittive. 

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