Il Presidenzialismo secondo Giorgia Mrs. Premier

di Biagio FuscoIn alcuni stralci del suo primo discorso alla Camera (dove ha incassato la fiducia con ben 235 sì), il quale traccia le linee programmatiche dell’agenda del Governo appena nato, tenuto oltre tutto per la prima volta nella storia repubblicana da una donna Presidente del Consiglio, la Giorgiona nazionale non si lascia prendere dagli indugi della “prima volta”, perché le sue parole risuonano chiare nell’aula quando parla di riforma costituzionale in senso presidenziale, come uno dei punti cardini del suo mandato. Tutto ciò – secondo Mrs. Premier – garantirebbe stabilità all’Italia, restituendo centralità alla volontà sovrana del suo popolo e consentendo al Paese finalmente quel passaggio obbligato da una stanca democrazia “interloquente” ad una “decidente”.

Ma in cosa consiste realmente la proposta del nostro nuovo Primo Ministro?

In estrema sintesi, si avrebbe un Capo dello Stato eletto direttamente dai cittadini ed alla guida del governo secondo il modello presidenziale d’oltralpe, in grado così di porre un argine alla instabilità politica, che a livello internazionale getta discredito sul Bel Paese, tanto che agli occhi del mondo essa appare come uno dei “mali endemici dell’Italia“. La Meloni è un politico intelligente ed assai intuitivo, possiede un poderoso background fatto di incrollabile, leale e coerente militanza nel partito e perseveranza di idee, ha compreso perfettamente che per allontanare da sè quei foschi sospetti, che intimoriscono quanti temono un’era post-fascista che ci riporti tutti ad un passato che merita l’abiura, è saggio aprire al confronto “con tutte le forze politiche presenti in Parlamento“, con l’obiettivo di ottenere la “riforma migliore e più condivisa possibile“, tutto ciò senza timidezze o eventuali ricatti di “opposizioni pregiudiziali“. Sotto l’aspetto tecnico, FDI avanza l’ipotesi di rimaneggiare la Carta con la previsione di una elezione diretta ogni 5 anni di un Presidente della Repubblica che contemporaneamente presieda anche l’Esecutivo (comunque vincolato al riconoscimento della fiducia da parte delle Camere) e che abbia la facoltà giuridica di revocare i ministri.

Inoltre, lo schema di questo emendamento che andrebbe a riordinare la nostra Costituzione prevederebbe la possibilità di candidarsi a partire dai 40 anni di età nonché di essere rieletti una sola volta. E’ ovvio che il centrosinistra manifesti il proprio dissenso sul punto, rammentando che questa modifica fu prospettata e rigettata dalla Camera dei Deputati già nello scorso maggio 2022, perché contenuta in una proposta di legge firmata proprio dalla Meloni. Secondo il parere – taluni con spirito di sana provocazione dicono non più autorevole – del Cavaliere Berlusconi, il naturale automatismo nell’applicazione di questo rinnovato sistema porterebbe come effetto immediato della sua approvazione le dimissioni di Sergio Mattarella. In verità, le differenze con l’attuale impianto costituzionale sarebbero sostanziali, visto che, esaminata nel dettaglio tecnico, la nuova ottica di elezione delle più alte cariche dello Stato, immaginata da FDI, vedrebbero il presidente del Senato titolato a indire le consultazioni elettorali, per non parlare delle candidature poi che potrebbero essere presentate da un gruppo parlamentare, da duecentomila elettori ovvero da gruppi di parlamentari, europarlamentari, e consiglieri regionali; risulterebbe eletto colui che al primo turno raggiungerà un suffragio pari al 50% + 1 dei voti validi, oppure chi metterà insieme il maggior numero di consensi al successivo turno di ballottaggio che si terrebbe tra i due candidati più votati. Ma “super Giorgia“ non si ferma mica qui.

Per assicurare quella che gli italiani invocano a gran voce da decenni, la trasparenza dei partiti e delle formazioni politiche nel raccogliere i finanziamenti elettorali, avrebbe imposto come precondizione una legge apposita, la quale non dimentichi di disciplinare un altro problema piuttosto disatteso e svogliatamente trattato come un’aspettativa trascurabile dalle forze politiche soprattutto del centrodestra, la par condicio tv. Ad ogni modo gli esperti costituzionalisti cominciano ad interrogarsi sulle presumibili criticità che potrebbero innescarsi quale conseguenza di uno stravolgimento epocale degli equilibri costruiti in oltre settanta anni di vigore della Carta. In particolare, nel gioco dei pesi e contrappesi emerge come il Presidente della Repubblica nel disegno di FdI continuerebbe a rappresentare l’unità della Nazione, rappresentando la garanzia di indipendenza e controllo sull’attuazione e rispetto della Costituzione. Tuttavia, il suo ruolo si aggiungerebbe coincidendo con quello di capo del governo, pur conservando il potere di sciogliere le Camere; gli verrebbe sottratta la presidenza del CSM, che andrebbe assegnata al primo presidente della Corte di Cassazione. Resterebbe al comando delle forze armate ed assumerebbe la rappresentanza dell’Italia nel contesto europeo ed internazionale.

Francamente si avverte un clima di avventurismo, non certo da Costituente anche per evidente carenza di spessore culturale, e non possono non ritornare alla mente le parole di Liliana Segre.

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