Quel cappellino con la scritta ‘Make Napoli great again’ ha portato fortuna: l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano entra in Regione Campania, secondo più votato della lista di FdI con 9.000 preferenze. E non incontrerà l’origine delle sue dimissioni, Maria Rosaria Boccia, che si era candidata con il sindaco di Terni Bandecchi: per lei 89 voti, dieci nella sua Pompei. Così come non ci sarà Daniela di Maggio, la mamma di Giogiò, il musicista ucciso per futili motivi a Napoli: si era candidata con la Lega in nome della legalità ma i quasi mille voti non le sono bastati. Chi entra dalla porta principale invece è Pellegrino Mastella, il figlio di.

“Pure l’Ia ci dava per sconfitti – gongola il padre – ma noi siamo un brand’. A scrutinio chiuso, i partiti tirano le somme su vincitori e sconfitti in Campania. Il primo dato che emerge è che una folta pattuglia di consiglieri uscenti non tornerà a Santa Lucia. Restano fuori Severino Nappi, Aurelio Tommasetti e Carmela Rescigno della Lega; Roberta Gaeta dei Verdi, la vicepresidente del Consiglio, Valeria Ciarambino, Carmine Mocerino, Vittoria Lettieri e Diego Venanzoni, considerati vicini al governatore uscente Vincenzo De Luca, Tommaso Pellegrino, di Italia Viva. Niente seggio neanche per Pasquale Di Fenza, ex esponente di Azione, sostenuto dalla tiktoker Rita De Crescenzo. Fuori anche Giuseppe Sommese, che aveva proposto la legge che prevedeva il terzo mandato a De Luca.

Al momento non passa Marco Nonno, FdI, ormai l’ex più votato a Napoli, coinvolto nelle inchieste sulla discarica di Pianura e poi assolto dall’accusa di devastazione: se Cirielli torna alla Farnesina può sperare sul ripescaggio. Niente seggio per Giuliano Granato di Campania Popolare, Carlo Arnese e Nicola Campanile di Per, lista di ispirazione cattolica e del mondo del volontariato: i tre candidati presidente non superano lo sbarramento del 2,5%. Tra le new entry il più votato in Campania è stato l’ex sindaco di San Giorgio a Cremano, il 44enne Giorgio Zinno, che con il Pd ha ottenuto 39.457 preferenze. Fa il pieno di voti anche Giovanni Porcelli, ex sindaco di Mugnano di Napoli, che con la la lista “A testa alta” conquista 20mila preferenze.

Lungo è anche il capitolo dei figli d’arte sconfitti. Non passano Armando Cesaro, figlio di quel Luigi ex presidente della provincia di Napoli e fedelissimo di Berlusconi, che era candidato con la lista di Renzi; Rosaria Alberti, figlia del sindaco di Scafati, e Rosella Casillo, figlia dell’attuale presidente della Soresa, la società partecipata della Regione che si occupa di Sanità. Trionfa, invece, Pellegrino Mastella. 13.841 voti nel feudo di Benevento, dove il partito di famiglia prende il 26 in città e quasi 18% in provincia. “Un partito di famiglia? Certamente – dice il padre Clemente – perché la mia famiglia siete tutti voi”.