Giuseppe ha 35 anni e sin dalla nascita convive con una grave disabilità motoria. Nonostante le difficoltà, comunica con il mondo grazie a un comunicatore oculare: è attraverso lo sguardo che riesce a esprimere emozioni, pensieri e sogni. E uno di quei sogni, coltivato fin da bambino, è sempre stato chiaro: diventare prete.“Per me la Chiesa è vita”, racconta. Fin dai primi anni di scuola, ogni occasione era buona per entrare in chiesa, anche solo per un momento di silenzio o preghiera. Durante gli anni delle superiori, un incontro speciale cambiò il suo cammino: una professoressa, che Giuseppe chiama ancora oggi “la mia seconda mamma”, lo spronò a partecipare più attivamente alla vita parrocchiale.

Da allora, Giuseppe ha iniziato a frequentare la chiesa centrale della sua città, dove è stato accolto con affetto dai sacerdoti e dalla comunità. Quel luogo, racconta, è diventato per lui una seconda casa. Un giorno, con la forza e la sincerità che lo contraddistinguono, fece una richiesta che lasciò tutti senza parole: “Voglio diventare prete”.Ci vollero anni perché le persone intorno a lui trovassero il modo giusto per spiegargli che, date le sue condizioni, non poteva ricevere l’ordinazione sacerdotale. Ma questo non fermò il suo desiderio di servire la Chiesa. Il parroco decise così di nominarlo chierichetto, e in seguito il vescovo di Napoli gli conferì il titolo di lettore: un riconoscimento che Giuseppe ha accolto con gioia, come segno concreto della sua vocazione. Oggi Giuseppe guarda ancora più in alto: il suo nuovo sogno è incontrare il Papa.

Ha scritto una lettera in cui racconta la sua storia e le sue intenzioni, con la speranza che il Pontefice possa riceverlo in udienza. “Spero che il nuovo Papa mi accolga”, scrive, affidando al cielo la realizzazione di un altro, grande desiderio.Il suo è uno “sguardo” che non si limita ai limiti del corpo, ma sa andare lontano. Uno sguardo che parla di fede, determinazione e amore per la vita — e che da solo vale più di mille parole.