Non c’è pace per Giovanni Zannini, consigliere regionale della Campania eletto nelle fila di Forza Italia. Il politico originario di Mondragone è stato invitato a comparire davanti ai magistrati della Procura di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito di una nuova indagine per presunto voto di scambio. Con lui è coinvolto anche Biagio Esposito, 85 anni, ex assessore ed ex consigliere comunale di Caserta.
Per Zannini si tratta della terza iniziativa giudiziaria avviata dall’ufficio inquirente guidato dal procuratore Pierpaolo Bruni. Sul consigliere regionale pende già una richiesta di arresto per ipotesi di corruzione, concussione e truffa aggravata, avanzata a distanza di sedici mesi dalle perquisizioni. Nei giorni scorsi, inoltre, era emerso il suo coinvolgimento in presunti episodi di voto di scambio legati alle elezioni comunali di Castel Volturno del giugno 2024.
L’episodio al centro del nuovo invito a comparire risalirebbe a un periodo precedente alle elezioni regionali del novembre 2025, consultazione nella quale Zannini è stato rieletto con oltre 32mila preferenze. Secondo i pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone, il consigliere regionale avrebbe accettato da Biagio Esposito la promessa di sostegno elettorale in cambio dell’impegno a favorire l’assunzione del nipote di quest’ultimo, Angelo, figlio dell’ex consigliera comunale Dora Esposito (entrambi non indagati), all’interno di società partecipate da enti locali sui quali Zannini avrebbe potuto esercitare una certa influenza.
L’ipotesi accusatoria sostiene inoltre che l’assunzione sarebbe dovuta avvenire prima del voto regionale. In effetti, già a partire dal settembre 2025, Biagio Esposito si sarebbe attivato concretamente per raccogliere consensi a favore del politico di Forza Italia, svolgendo – secondo gli inquirenti – il ruolo di vero e proprio “grande elettore”, come già avvenuto in precedenti competizioni.
Ma la posizione di Esposito si aggraverebbe ulteriormente. Oltre all’ipotesi di voto di scambio condivisa con Zannini, la Procura contesta all’85enne anche il reato di estorsione ai danni dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, che non risulta indagato. I fatti si collocano tra maggio e settembre 2024, nel periodo in cui il Comune di Caserta fu travolto da una vasta inchiesta giudiziaria culminata nello scioglimento dell’ente per infiltrazioni camorristiche.
Secondo l’accusa, Esposito avrebbe esercitato pressioni sul sindaco minacciando di far venire meno gli equilibri della maggioranza attraverso l’assenza della figlia Dora dalle sedute consiliari decisive, in particolare quella per l’approvazione del bilancio. In questo modo avrebbe costretto Marino – che non ha mai sporto denuncia – a concedergli una serie di favori, tra cui la nomina di un architetto ritenuto di suo gradimento come direttore dei lavori nel progetto di riqualificazione dell’ex caserma Pollio.
Ulteriori pressioni sarebbero state esercitate anche sul fronte dei lavori di rifacimento stradale in città, con richieste di interventi mirati in zone segnalate da cittadini politicamente vicini a Esposito, sempre accompagnate dalla minaccia di far mancare il numero legale in Consiglio comunale.
Intanto, la richiesta di arresto per Giovanni Zannini – presentata dalla Procura il 1° agosto 2025 – sarà esaminata dal gip il prossimo 4 febbraio. La misura, secondo gli inquirenti, sarebbe motivata dal pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove.



