L’influenza K colpisce duro anche in Campania e fa registrare un aumento significativo degli accessi ospedalieri. Il ceppo dominante del virus A (H3N2) sta mostrando una maggiore aggressività rispetto agli anni passati, con sintomi intensi e una fase di recupero più lunga, mettendo sotto pressione il sistema sanitario territoriale.
Febbre alta, tosse persistente, dolori muscolari e articolari, mal di gola e, in alcuni casi, disturbi gastrointestinali sono tra i sintomi più diffusi. Nei quadri più gravi, l’infezione evolve in polmonite. A preoccupare i medici è anche la lunga “coda” influenzale, caratterizzata da spossatezza e disturbi respiratori che possono durare fino a tre settimane, in assenza di terapie specifiche mirate.
Il picco dei contagi, già evidente dopo le festività natalizie, si sta concentrando in questi giorni. La Campania risulta tra le regioni più colpite, con un’incidenza di 20,52 casi ogni mille assistiti nella prima settimana del 2026. Anche il territorio di Caserta è stato investito dall’ondata influenzale, con circa 1.800 accessi ai Pronto soccorso dall’inizio di novembre, distribuiti nei quattro presidi dell’Asl.
All’ospedale Moscati di Aversa si contano 844 diagnosi di influenza su oltre 12mila triage, mentre a Marcianise i casi sono stati 531 su 7.347 accessi. Percentuali più elevate, seppur con numeri assoluti inferiori, si registrano a Piedimonte Matese, dove oltre il 13% degli accessi è legato a sindromi influenzali. All’Aorn di Caserta la curva è salita soprattutto a partire dal Natale, con un aumento dei ricoveri per polmonite.
Il direttore generale dell’Asl Caserta, Antonio Limone, invita alla prudenza: andare in ospedale solo in caso di reale necessità. Secondo il manager, il ruolo dei medici di famiglia resta centrale per evitare accessi impropri ai Pronto soccorso, già sotto pressione. La priorità, sottolinea, deve essere riservata ai pazienti con criticità maggiori, nel rispetto dei codici di gravità.
Anche il servizio di emergenza 118 segnala numeri elevati. Nei primi dieci giorni di gennaio sono state gestite circa 6mila chiamate, di cui il 35% riconducibili a sintomi influenzali. Nei casi meno gravi, l’intervento si è risolto con indicazioni terapeutiche domiciliari e rinvio al medico di base; nei quadri più complessi si è proceduto al ricovero.
Il quadro conferma una pressione importante ma sotto controllo, mentre resta aperto il nodo strutturale dell’ingolfamento dei Pronto soccorso, aggravato dall’aumento stagionale dei contagi. L’invito degli operatori sanitari è chiaro: uso responsabile delle strutture di emergenza e maggiore integrazione tra territorio e ospedali.





