
Articolo di Angela Esposito – Dalle ville della Costiera Amalfitana alle coste della Sardegna, l’associazione Differenza Donna chiede alla Procura di Roma di indagare sui legami tra la rete del finanziere e il territorio nazionale, partendo dai 3,5 milioni di file del Dipartimento di Giustizia USA.
L’eco dello scandalo che ha travolto Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense morto nel 2019, torna a farsi sentire con forza in Italia. Non si tratta più solo di suggestioni legate al jet-set internazionale, ma di un atto giudiziario concreto: un esposto formale presentato dall’associazione Differenza Donna alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Al centro della richiesta, la necessità di fare luce su una fitta trama di contatti, soggiorni e possibili reati che avrebbero avuto come scenario alcune delle località più esclusive del Belpaese.
Il documento, depositato lo scorso 26 marzo dalle avvocate Maria Teresa Manente e Ilaria Boiano, non si limita a citazioni generiche. Attraverso l’analisi dei circa 3,5 milioni di documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (Doj), emergono ricorrenze che descrivono una presenza “significativa e non episodica” della rete Epstein in Italia.
Le descrizioni contenute nell’esposto tracciano una mappa del lusso che tocca: Capri e la Costiera Amalfitana, storici rifugi dell’élite mondiale; la Costa Smeralda, simbolo del turismo d’alto bordo in Sardegna; e centri nevralgici di Milano e Roma.
Questi luoghi, secondo l’associazione, non sarebbero stati semplici mete di villeggiatura, ma possibili snodi di una rete transnazionale dedicata allo sfruttamento.
Uno degli aspetti più delicati sollevati da Differenza Donna riguarda la natura dei contatti italiani del finanziere. L’esposto documenta relazioni con soggetti inseriti in circuiti economici e sociali di rilievo internazionale. L’ipotesi è che queste figure possano aver svolto un ruolo attivo nella “facilitazione” delle attività criminali della rete, agendo come ganci o intermediari in un contesto di estremo prestigio sociale che avrebbe garantito una sorta di invisibilità ai reati commessi.
La richiesta di indagine avanzata alla Procura di Roma è specifica e riguarda crimini di estrema gravità. L’associazione chiede di verificare se sul territorio italiano siano stati consumati:
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Reati di tratta di esseri umani;
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Violenze sessuali;
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Sfruttamento di donne, ragazze e minori.
L’obiettivo dell’azione legale è accertare se l’Italia sia stata un mero luogo di transito o se, al contrario, le sue coste e le sue città siano state teatro della consumazione dei reati connessi alla rete Epstein. “Chiediamo l’avvio di indagini per accertare se il territorio italiano sia stato luogo di facilitazione dei reati connessi alla rete Epstein”, spiegano le legali, ponendo l’accento sulla necessità di non lasciare zone d’ombra su come questa organizzazione abbia potuto muoversi liberamente tra le eccellenze del territorio italiano.
L’attenzione ora si sposta sui magistrati di Piazzale Clodio, chiamati a valutare se gli elementi contenuti nei “file del Doj” siano sufficienti per aprire un nuovo, doloroso capitolo italiano di una delle vicende giudiziarie più oscure degli ultimi anni.














