
Le dichiarazioni di Oreste Lagnese coinvolto nella maxi operazione dei carabinieri sulle oltre 15.000 le cessioni di sostanze stupefacenti tra hashish, marijuana, cocaina e crack. Avevo un appuntamento con Pulito, dovevamo andare a Napoli. Mi raggiunse in auto e con lui c’era Zampi. Non volevo portarlo con noi, era una persona con cui non avevo a che fare nè mi fidavo di lui così per ragioni di opportunità decidemmo di accompagnarlo in albergo per poi andarlo a riprendere. Non ho sequestrato nessuno, non c’è stata alcuna violenza nei confronti di (Alfredo) Zampi”. Sono le dichiarazioni di Oreste Lagnese, 27enne di Mondragone, coinvolto con Fabio Orveto, 45enne mondragonese (la cui posizione è stata stralciata), e insieme ad altre 8 persone nella maxi operazione dei carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sulle oltre 15.000 le cessioni di sostanze stupefacenti tra hashish, marijuana, cocaina e crack con il placet del clan La Torre. Dinanzi alla rinnovata composizione della Corte d’Assise, presieduta da Marcella Suma, con a latere Luciana Crisci, il teste ha chiarito che, “io in albergo non sono mai entrato. Ho consegnato circa 80 euro a Zampi per la cena e gli abbiamo detto di aspettarci lì nel frattempo che saremmo andati a Napoli.
Durante tutto il tragitto Zampi parlò con Pulito. A Napoli non concludemmo nulla e di rientro Pulito chiamò Zampi e lo avvisò che stavamo passando a riprenderlo. Difatti si fece trovare fuori l’albergo e una volta in auto lo riaccompagnammo a casa”. L’imputato ha poi spiegato, “avevo avuto degli attriti con Pulito per dei soldi che mi doveva perchè gli vendevo la droga ma non di certo aveva paura di me. Infatti il fatto di andare a Napoli era perchè potessero dargli la roba che lui rivendendola poteva pagarmi il debito che aveva cn me di poche migliaia di euro. L’operazione però non andò in porto”. Si torna in aula nel mese di novembre per la requisitoria del sostituto procuratore Maria Laura Lalia Morra della Dda di Napoli e la discussione del legale dell’imputato Nicola Alessandro D’Angelo. Le contestazioni mosse a Lagnese sono per plurime cessioni di droga e sequestro di persona in concorso con Orveto.
E’ stato coinvolto è stato destinatario di misura cautelare insieme ad Angelo Gagliardi detto Mangianastri ed elemento di spicco del clan La Torre; Serafino Pietropaolo; Ferdinando Palumbo; Fulvio Mariantoni; Manuel Miraldi; che hanno optato per il rito abbreviato. L’accusa nei loro confronti da parte del magistrato antimafia, è di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, nonchè detenzione illecita di armi e un caso di sequestro di persona a scopo di estorsione. Nella consorteria criminale figura apicale era rivestita da Angelo Mangianastri Gagliardi che non solo controllava l’attività di spaccio ma individuava di proprio pugno i pusher e ‘galoppini’ assicurando così la sopravvivenza della stessa. L’organizzazione aveva il monopolio nella vendita dello stupefacente e ciò veniva garantito tramite una mazzetta al ‘boss’ di svariate migliaia di euro, conferite allo stesso settimanalmente. Erano talmente ramificati che i sodali riuscivano a sopperire alle continue domande di stupefacente provenienti dai più svariati acquirenti della città mondragonese e limitrofe. Richieste che giungevano ininterrottamente sia di giorno che di notte.






