Ad Afragola cresce la preoccupazione per una serie di aggressioni ai danni dei lavoratori migranti diretti nelle campagne. Gli episodi, che si ripeterebbero ormai da settimane tra Afragola, Caivano, Acerra e Cancello, mostrano modalità ricorrenti e fanno ipotizzare agli investigatori e agli attivisti un’azione organizzata.

Le vittime sono principalmente cittadini originari del Burkina Faso e del Ghana che, ogni mattina tra le 4 e le 5, raggiungono in bicicletta i terreni agricoli dove lavorano. Secondo le testimonianze raccolte, gli aggressori seguirebbero i lavoratori a bordo di una Fiat Panda nera e di un’altra auto grigia, per poi speronarli e farli cadere lungo il tragitto.

In diversi casi, dopo aver provocato la caduta dei ciclisti, gli autori dei raid avrebbero anche distrutto le biciclette, schiacciandole con le auto e rendendole inutilizzabili. Un particolare che, secondo chi segue da vicino la vicenda, potrebbe non essere casuale.

A denunciare il fenomeno è anche il Movimento Rifugiati e Migranti di Napoli, che nei giorni scorsi ha organizzato una scorta simbolica per accompagnare alcuni lavoratori durante il tragitto verso le campagne. Gli attivisti hanno inoltre raccolto le targhe dei veicoli segnalati, elementi che potrebbero risultare utili alle indagini.

L’ipotesi che prende corpo è quella di un possibile collegamento con il sistema del caporalato. Ad Afragola, infatti, molti braccianti raggiungono autonomamente i campi in bicicletta, mentre altri vengono trasportati dai caporali a bordo di furgoni, pagando il servizio. Rendere inutilizzabili le biciclette significherebbe costringere i lavoratori a ricorrere proprio a questo sistema, alimentando un meccanismo di sfruttamento.

Non viene esclusa nemmeno la possibilità che dietro le aggressioni possa esserci la criminalità organizzata. Si tratta, al momento, di un’ipotesi investigativa che dovrà essere verificata dagli inquirenti. Le indagini sono in corso per identificare i responsabili e chiarire il movente dei ripetuti raid.

Le aree interessate sono inoltre coperte da numerosi impianti di videosorveglianza, installati anche per il contrasto agli sversamenti illeciti nella Terra dei Fuochi. Le immagini potrebbero rappresentare un elemento decisivo per ricostruire quanto accaduto e individuare gli autori delle aggressioni.