
La leggenda del trotto, scomparsa oggi a 31 anni, non è stata solo la protagonista di imprese sportive indimenticabili, ma ha creato un indotto economico paragonabile a quello di una grande azienda. Varenne, il leggendario cavallo scomparso oggi, all’età di 31 anni, non è stato soltanto il più grande trottatore italiano e uno dei cavalli più vincenti della storia. È stato anche una formidabile macchina economica. Tra premi conquistati sulle piste, attività da stallone e denaro vinto dalla sua sterminata discendenza, il “Capitano” ha generato nel corso degli anni un giro d’affari nell’ordine delle decine di milioni di euro. Arrivare a una cifra esatta è impossibile, ma alcuni numeri consentono almeno di ricostruirne le dimensioni. Il primo affare fu probabilmente quello fatto da Enzo Giordano. Nel 1998 l’imprenditore napoletano acquistò Varenne dal francese Jean-Pierre Dubois per 150 milioni di lire, poco meno di 80mila euro. Una cifra importante per un cavallo ancora tutto da scoprire, ma che con il senno di poi appare quasi irrisoria. In pista Varenne avrebbe infatti moltiplicato quell’investimento decine di volte. Tra il 1998 e il 2002 disputò 73 corse vincendone 62, 51 delle quali Gran Premi, imponendosi due volte nel Prix d’Amérique, due nell’Elitloppet e tre volte consecutive nel Gran Premio Lotteria di Agnano. Il bottino complessivo superò i 6 milioni di euro: diverse ricostruzioni lo collocano intorno ai 6,3 milioni. Ma i guadagni non finiscono certo qui. È dopo il ritiro che il campione si è trasformato in un business destinato a durare per decenni. Varenne è diventato uno degli stalloni più richiesti al mondo. Nel 2008 una monta costava 15mila euro in Italia e 18mila in Svezia.
Secondo una ricostruzione del Corriere della Sera, nei primi sedici anni da riproduttore l’attività aveva già prodotto un fatturato nell’ordine dei 15 milioni di euro. Nel 2022 i proventi derivati dalla vendita del seme del leggendario cavallo erano stimati in circa 20 milioni di euro. Un business continuato anche con l’avanzare dell’età. Per la stagione di monta 2024 la Varenne Futurity proponeva due formule: 5.500 euro più Iva con pagamento anticipato, oppure 7.500 euro più Iva a prodotto nato. Nello stesso anno fonti stampa parlavano di un valore della monta che poteva aggirarsi intorno ai 12mila euro. E poi ci sono i figli. Migliaia. Oggi se ne stimano quasi 3mila in tutto il mondo e spesso parliamo di altri campioni. Già nel 2008, quando erano scese in pista soltanto le prime due generazioni, circa 250 puledri, i figli di Varenne avevano conquistato una trentina di Gran Premi e accumulato oltre 5 milioni di euro di vincite. La dinastia non si è fermata. L’Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore (Anact) ricorda che Varenne è stato capolista degli stalloni italiani ininterrottamente dal 2010 e padre, tra gli altri, di cinque vincitori del Derby italiano: Lana del Rio, Nadir Kronos, Olona Ok, Pascià Lest e Testimonial Ok. Ancora nelle statistiche delle corse di gruppo del 2024, la sua progenie risultava quarta in Italia per somme vinte, con oltre 439mila euro soltanto in quelle competizioni.
Quanto ha fatto guadagnare Varenne, dunque? Almeno 26 milioni di euro sono facilmente documentabili mettendo insieme i circa 6 milioni conquistati direttamente sulle piste e i circa 20 milioni stimati dall’attività riproduttiva. A questi bisogna però aggiungere decine di milioni di premi conquistati negli anni dai figli, oltre al valore delle compravendite dei puledri e all’attività riproduttiva delle generazioni successive. Attenzione, però: non significa che quei soldi siano finiti nelle tasche di un unico proprietario. I premi delle corse vengono distribuiti tra proprietari e altri soggetti del settore, mentre le vincite dei figli appartengono ai proprietari dei singoli cavalli, non a quello di Varenne. Anche il fatturato delle monte va distinto dagli utili, considerando diritti, costi di allevamento e gestione. Quello che però oggi possiamo affermare con certezza è che il “Capitano” ha creato un indotto economico di molte decine di milioni di euro, impossibile da calcolare fino all’ultimo centesimo. Un primato meno spettacolare dei suoi trionfi a Vincennes o ad Agnano, ma forse altrettanto difficile da eguagliare.






