
Il tribunale del Riesame respinge il ricorso dei Polese contro il sequestro preventivo dello scorso luglio. Ma la battaglia giudiziaria è ancora aperta. Caso Sonrisa, arriva l’ennesima pronuncia sfavorevole alla famiglia Polese, che fino allo scorso giugno gestiva il Castello delle Cerimonie, l’hotel-ristorante di Sant’Antonio Abate divenuto famoso in tutta Italia per i “matrimoni napoletani”. I giudici del Tribunale del Riesame di Napoli hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa dei Polese contro il provvedimento del giudice del Tribunale di Torre Annunziata relativo al sequestro preventivo della struttura, avvenuto lo scorso luglio. Il provvedimento, dopo la pubblicazione delle motivazioni, potrà essere impugnato in Cassazione. Quello che contestano i pm della Procura di Torre Annunziata, guidata dal dottor Nunzio Fragliasso, sono nuove accuse rispetto a quelle di lottizzazione abusiva, già diventate definitive e che nel 2024 portarono alla confisca definitiva della Sonrisa. In sostanza, secondo quanto ricostruito dai magistrati, i Polese avrebbero violato i sigilli della Sonrisa, rendendo così necessario, per evitare la reiterazione del reato, il sequestro preventivo dell’hotel-ristorante.
Nello stesso giorno del sequestro, peraltro, il Comune di Sant’Antonio Abate entrò effettivamente in possesso del Castello delle Cerimonie, iniziando di fatto lo sgombero dei locali commerciali. Va precisato che, anche in caso di annullamento del sequestro preventivo ottenuto al Riesame, la Sonrisa non avrebbe riaperto né proseguito la propria attività, interrotta lo scorso giugno. Questo procedimento, infatti, è scollegato dalla questione relativa alla confisca definitiva della struttura e alla successiva revoca delle licenze da parte del Comune. Entrambe le questioni sono ancora sub iudice. Il prossimo novembre i giudici del Consiglio di Stato si pronunceranno nel merito sul ricorso presentato dai Polese contro il Comune per la revoca delle licenze. Dal punto di vista amministrativo, sono ancora pendenti davanti al Tar i ricorsi proposti contro le ordinanze di sgombero delle abitazioni situate nel complesso di oltre 50mila metri quadrati.
Dal punto di vista penale, invece, nei prossimi mesi sarà fissata davanti alla Cassazione una nuova udienza, durante la quale i legali dei Polese chiederanno la revisione del processo che ha portato alla confisca della Sonrisa. Secondo la difesa, quel procedimento sarebbe fondato su una prova falsa. A luglio, in tal senso, gli ermellini hanno bocciato un altro ricorso per la revisione del processo, nonostante la Procura Generale avesse chiesto il suo accoglimento e il ritorno degli atti alla Corte d’Appello di Roma. A Bruxelles è invece pendente un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Nonostante questo, il Comune, fino a questo momento legittimamente, sta procedendo con gli atti necessari per entrare in pieno possesso della struttura. Nelle prossime settimane sarà fissato un Consiglio comunale durante il quale si getteranno le prime basi del piano per il riutilizzo del complesso. Resta ancora sospesa la questione relativa ai 100 dipendenti della struttura, rimasti senza lavoro.






