Bolle e fatture a società fantasma per ripulire la provenienza del materiale ferroso rubato a Rfi. Blitz del NOE di Salerno contro un sistema criminale di smaltimento illegale: rifiuti esportati all’estero con documenti falsi, sequestrate società, 8 camion e 71 conti correnti Un sistema criminale dedito al traffico illecito di rifiuti, con esportazioni illegali verso Thailandia e Turchia e un articolato meccanismo di false documentazioni per la gestione e commercializzazione di rottami metallici. È quanto hanno ricostruito le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Salerno, che hanno portato all’esecuzione di un’ordinanza di sequestro preventivo nei confronti di alcuni imprenditori indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e furto aggravato di ingenti quantitativi di materiale ferroso proveniente prevalentemente da cantieri di Rete Ferroviaria Italiana. I sequestri eseguiti, martedì 8 settembre 2026, dai carabinieri del gruppo per la tutela dell’ambiente e della sicurezza energetica di Napoli, con il supporto dei comandi provinciali competenti, nelle province di Salerno, Napoli, Bari, Potenza, L’Aquila, Latina e Frosinone. Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura, scaturisce da una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo operativo ecologico (Noe) di Salerno, avviata nel settembre 2022 e sviluppata per diversi mesi anche attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese e pedinamenti.

Secondo gli inquirenti, un primo filone investigativo ha riguardato una società con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e stabilimento operativo ad Albanella, accusata di avere gestito illecitamente rifiuti urbani ingombranti, imballaggi misti, rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e materiali plastici destinati all’estero senza la documentazione prescritta o mediante documentazione falsificata. Le indagini avrebbero inoltre accertato l’esportazione illegale in Turchia di oltre 5,1 milioni di chilogrammi di rottami ferrosi, falsamente qualificati come ‘end of wastè, ovvero materiale di recupero, per aggirare la normativa nazionale e comunitaria. (segue) Un secondo filone ha interessato la cessione ‘in nerò di rifiuti metallici ad un’altra società e ha consentito di ricostruire, secondo l’accusa, una più ampia rete di gestione illecita dei rifiuti ferrosi che coinvolgerebbe anche svariate società.

Il sistema si sarebbe basato sul cosiddetto ‘giro bollà, attraverso l’emissione di documentazione falsa intestata a società inesistenti. L’illecito profitto contestato quantificato in circa 3,4 milioni di euro, somma sottoposta a sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente. Sigilli anche agli impianti e agli automezzi ritenuti strumentali alle attività illecite. Nel dettaglio sequestrati 71 conti correnti riconducibili alle persone fisiche e giuridiche coinvolte e otto camion utilizzati per il trasporto e la gestione dei rifiuti. Contestualmente, undici persone hanno ricevuto l’invito a rendere interrogatorio preventivo ai sensi dell’articolo 291 del codice di procedura penale, dopo la richiesta della Procura di applicazione di misure cautelari personali.