La delibera approvata questa sera solo con i voti della maggioranza. Il Consiglio comunale di Napoli ha detto sì a maggioranza alla stretta sui B&B nel centro storico, stabilendo un tetto con nuove regole e limitazioni, non oltre il 30 per cento, lasciando il 70% degli immobili a uso abitativo, e l’obbligo del cambio di destinazione d’uso. Una scelta, secondo il centrosinistra, per impedire che i residenti siano costretti a lasciare gli stabili del centro, un argine dunque alla turistificazione: troppe proteste negli ultimi tempi anche in relazione al fatto che la trasformazione di numerose abitazioni in B&B aveva fatto schizzare i prezzi delle case, in particolar modo in alcuni quartieri. E in tanti, non potendo sostenere costi elevati, sono stati costretti ad andar via. Le norme approvate questa sera in aula, dopo un lungo dibattito, a tratti anche teso, prevedono che in un edificio di dieci appartamenti solo tre potranno essere destinati ad attività ricettiva; gli altri sette dovranno essere utilizzati come civili abitazioni e questo per scongiurare l’espulsione dei residenti dal centro storico, ovvero da quell’area della città dove negli ultimi tempi sono sorti numerosi B&B. Soglia del 30 per cento che in alcuni quartiere è già stata superata. Ora il limite imposto potrebbe spingere ad investire anche in aree che sono più periferiche.

Altro paletto è quello del cambio di destinazione d’uso. In questo modo sarà più facile comprendere quanti saranno gli alloggi che verranno destinati alla ricezione extra alberghiera e per far il cambio occorreranno dei titoli autorizzativi specifici. Per la vicesindaca con delega all’Urbanistica, Laura Lieto, che da oltre un anno lavorava al nuovo regolamento, si tratta di uno strumento di governo e che tutela la residenzialità. Il provvedimento chiude un percorso istruttorio avviato con il documento strategico del preliminare e proseguito con l’adozione della variante e con la fase di partecipazione: nei termini di legge sono pervenute diciannove osservazioni, esaminate e recepite con le controdeduzioni approvate dalla Giunta nell’aprile 2026. Nell’illustrare la delibera , l’assessora Lieto ha sottolineato l’importanza di “affrontare un tema nazionale, sul quale anche l’Europa si è espressa in modo chiaro”. “La città storica – ha osservato – è un organismo urbano vivo: il turismo deve essere parte di questo processo senza assorbire tutto, come avvenuto altrove. L’obiettivo è una città giusta, nella quale sia ancora possibile abitare”. “Sulla crisi abitativa l’urbanistica non può risolvere tutto, ma non può neppure restare estranea a queste dinamiche: una città è viva se è abitabile, e la variante va in questa direzione”, ha concluso.

“È una delibera ideologica, dettata da esigenze politiche più che da una lettura rigorosa dei fenomeni abitativi e turistici. Avevamo già espresso le nostre perplessità nell’incontro in Consiglio comunale con Laura Lieto e nella riunione monotematica con i consiglieri. Chiediamo perché quelle osservazioni non abbiano prodotto un ripensamento prima dell’approvazione”. Così Agostino Ingenito, presidente di Abbac, la Rete nazionale extralberighiera, boccia la delibera approvata questa sera in aula a Napoli. La Rete, in una nota, contesta “l’applicazione di una soglia uniforme senza un quadro pubblico e aggiornato, edificio per edificio e quartiere per quartiere, delle attività censite dal Suap, degli immobili effettivamente sottratti alla residenza, del fabbisogno abitativo e delle aree in cui si registrano reali condizioni di sovraffollamento turistico. “Non si può descrivere l’intero centro storico come un’area di overtourism generalizzato e farne ricadere il costo sulle famiglie e sui piccoli operatori”, attacca Ingenito. “La crisi della casa – osserva il presidente – richiede interventi sulla disponibilità e sull’accessibilità degli alloggi, incentivi alle locazioni residenziali e dati verificabili. Limitare la piccola offerta ricettiva senza misurare l’effetto reale della misura non risolve quei problemi”.

Da qui l’approdo in tribunale: “Abbac – annuncia Ingenito – si opporrà alla variante e incaricherà i propri legali di predisporre un ricorso al Tar, valutando il testo definitivo e gli atti che ne disciplinano l’applicazione. Chiediamo intanto al Comune di pubblicare i dati posti a fondamento della soglia e di rendere conto delle osservazioni ricevute”. Secondo la Rete, “il provvedimento mortifica le tante famiglie napoletane” che “hanno riadattato immobili altrimenti fatiscenti” e “i tanti giovani che hanno intrapreso un’attività ricettiva o che erano pronti a presentare una pratica Invitalia per un finanziamento agevolato, credendo nelle opportunità turistiche”.