NAPOLI – Sono passati tredici anni dalla morte di Salvatore Giordano, il giovane di 14 anni deceduto dopo essere stato colpito da alcuni calcinacci staccatisi dalla facciata della Galleria Umberto I di Napoli. Una tragedia che sconvolse la città e che, ancora oggi, continua a trascinarsi sul piano giudiziario e risarcitorio.
Era il 5 luglio 2014 quando Salvatore, originario di Marano di Napoli, si trovava in via Toledo insieme ad alcuni amici. Improvvisamente, dalla facciata di uno degli edifici della Galleria Umberto si staccò un pesante frammento di marmo e calcinacci. Il ragazzo venne colpito alla testa e riportò ferite gravissime.
Salvatore fu immediatamente soccorso e trasportato in ospedale. Le sue condizioni apparvero subito disperate. Dopo quattro giorni di agonia, il 9 luglio 2014, il 14enne morì. La sua scomparsa provocò profondo dolore tra familiari, amici e cittadini, mentre la vicenda diede origine a una lunga indagine per accertare eventuali responsabilità.
A distanza di oltre un decennio, il procedimento giudiziario è arrivato a una conclusione sul fronte penale. La Corte di Cassazione ha infatti confermato le condanne nei confronti di due imputati, mentre per un dirigente comunale è intervenuta la prescrizione dei reati contestati.
Ma per la famiglia Giordano la vicenda non può ancora considerarsi conclusa. Rimane infatti aperta la questione relativa al risarcimento dei danni, che i familiari attendono da anni.
Gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, che assistono la famiglia, hanno più volte denunciato i lunghi tempi necessari per arrivare al pagamento delle somme riconosciute. Secondo quanto riportato, la famiglia non avrebbe ancora ricevuto il risarcimento e intende continuare a chiedere che venga riconosciuto quanto dovuto.
Il caso coinvolge anche il Comune di Napoli, nei confronti del quale è stata avanzata la richiesta risarcitoria. Il protrarsi della vicenda avrebbe inoltre fatto maturare consistenti interessi, aumentando ulteriormente l’importo complessivo della somma da corrispondere.
I legali della famiglia hanno annunciato nuove iniziative per fare luce sui ritardi. Tra queste anche un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti, con l’obiettivo di verificare eventuali responsabilità connesse alla gestione della vicenda e agli ulteriori costi che potrebbero ricadere sulle casse pubbliche.
Per i familiari, dopo tredici anni, resta soprattutto il dolore per una vita spezzata troppo presto. Salvatore aveva appena 14 anni quando venne ucciso da quei calcinacci. La richiesta della famiglia è ora quella di chiudere definitivamente una vicenda che, a distanza di tanti anni, continua a rappresentare una ferita aperta.







