
Una giornata di commemorazione e riflessione nei luoghi della strage del 18 settembre 2008, quando il gruppo di fuoco del clan dei Casalesi, guidato dal boss Giuseppe Setola, uccise sei giovani immigrati africani. A distanza di anni, il ricordo di quella tragedia resta un richiamo alla dignità umana, all’accoglienza, alla giustizia e alla legalità.
La commemorazione si è svolta a Castel Volturno, proprio nei luoghi segnati da uno degli episodi più drammatici della storia criminale del territorio. Un momento di raccoglimento dedicato alle vittime innocenti e alle loro famiglie, ma anche un’occasione per ribadire la necessità di un impegno condiviso contro ogni forma di violenza e criminalità organizzata.
Alla giornata hanno preso parte il cardinale don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, il vescovo di Caserta, monsignor Pietro Lagnese, e monsignor Gianni Branco, vicario diocesano. Presenti anche il comandante della Polizia provinciale di Caserta, Biagio Chiariello, i giornalisti Vincenzo Ammaliato, de Il Mattino, e Toni Mira, de L’Avvenire, oltre a Ciro Zeno, in rappresentanza di Cittadinanza Attiva.
Ha partecipato inoltre il professor Salvatore Sberna, docente di Mafie internazionali presso la New York University, accompagnato da una delegazione di studenti dell’ateneo americano.
I presenti si sono riuniti in un silenzio profondo e partecipato, rendendo omaggio alle sei vite spezzate e manifestando vicinanza alle famiglie delle vittime. La commemorazione ha rappresentato anche un momento di riflessione sul valore della memoria come strumento di responsabilità collettiva e di contrasto alla cultura mafiosa.
Il messaggio emerso dalla giornata è quello di una comunità chiamata a scegliere senza esitazioni la strada della giustizia, della vita e della legalità. Un impegno che, secondo lo spirito dell’iniziativa, non può limitarsi alle ricorrenze, ma deve tradursi in comportamenti concreti nella vita quotidiana.
La commemorazione si è conclusa con un appello affinché il ricordo della strage non resti soltanto una testimonianza del passato, ma diventi un punto di partenza per costruire una società fondata sul rispetto, sulla solidarietà e sulla convivenza civile.
Un momento per ricordare le vittime e riaffermare che la memoria, quando si accompagna alla responsabilità, può contribuire a mantenere viva la richiesta di giustizia e a promuovere una cultura di pace e legalità.






