Alla Federico II il professor Moccia ricorda Massimo Nobili.

Il professore Sergio Moccia (emerito di diritto penale) continua ad incantare con le sue illustri spiegazioni studenti e professionisti. Nell’ambito del ciclo di incontri organizzati dalla responsabile scientifica la professoressa  Clelia Iasevoli ,venerdi’ 17 Maggio, nell’aula Pessina della dell’Università di Napoli Federico II, dopo i saluti iniziali, il professor Moccia ha iniziato la presentazione degli ospiti introducendo quello che era il tema del convegno: “principio di legalità, processo e diritto sostanziale” e come questa veniva vista nell’ottica di un illustre avvocato e professore quale Massimo Nobili.

La legalità, come ha spiegato il professor Moccia, è per Massimo Nobili tutta la chiave di lettura della sua opera. La legalità può essere intesa in senso ampio come “costume della legalità” o anche “la capacità di percepire i mutamenti istituzionali”.
Massimo Nobili era solito definirsi un “garantista”, ma il professor Moccia fa notare che se per garantismo si intende il rispetto delle norme, il problema il problema se lo devono porre i non garantisti.
E se è vero che oggi  si parla di fonti, bisogna ricordare che se le garanzie di derivazione sovranazionali dovessero essere inferiori a quelle che offre la Carta Costituzionale deve prevalere quest’ultima (es. sentenza Taricco).

E quindi, Massimo Nobili, ricordato dal professor Moccia come un uomo di grande riservatezza ma immensa gentilezza, definisce la legalità “ scienza pratica delle garanzie in possibile contrasto con l’esercizio del potere”
Nel suo ultimo lavoro “immoralità necessaria”, Nobili utilizza, per argomentare, parti scritte sin dal diritto romano fino al Novecento, passando anche attraverso la musica. Una dichiarazione d’amore che Massimo Nobili fa alla cultura e che la cultura ricambia immensamente.

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