La morte di Paolo Piccolo, il detenuto di 26 anni originario del quartiere Barra di Napoli, segna una svolta giudiziaria pesantissima. Per il decesso del giovane, avvenuto dopo un anno di agonia, è stata emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette detenuti del penitenziario di Bellizzi Irpino, ora accusati di omicidio aggravato.
Secondo la ricostruzione dell’autorità giudiziaria, Piccolo fu vittima di un brutale pestaggio la sera del 22 ottobre 2024, quando si trovava ristretto nel carcere avellinese per reati legati alla detenzione e allo spaccio di droga. Il giovane venne colpito violentemente all’interno della cella e, una volta trascinato fuori, massacrato con calci, pugni e mazze metalliche ricavate dalle spalliere dei letti.
Il decesso è sopraggiunto nell’ottobre 2025, al termine di lunghi mesi di sofferenza. Alla luce di questo esito, l’accusa iniziale di tentato omicidio è stata riqualificata nel reato più grave di omicidio aggravato nei confronti dei sette imputati che hanno scelto il rito ordinario: Giovanni Flammia, Francesco Crisci, Nelly Osemwege, Valentino Tarallo, Pasqualino Milo, Luciano Benedetto e Luigi Gallo.
Diversa la posizione di altri quattro detenuti coinvolti nell’aggressione, già giudicati con rito abbreviato e condannati per tentato omicidio a pene comprese tra sette anni e quattro mesi e dieci anni e otto mesi.
Dalle indagini emerge una dinamica di estrema violenza. L’aggressione sarebbe iniziata intorno alle 22.15, quando alcuni detenuti avrebbero prima aggredito due agenti della polizia penitenziaria, minacciandoli di morte e cercando di sottrarre le chiavi per raggiungere la sezione dove era rinchiuso Piccolo. Uno degli agenti sarebbe stato costretto a guidarli fino al piano terra destro, mentre l’altro veniva tenuto sotto minaccia per evitare l’attivazione dell’allarme.
Una volta raggiunta la cella, Paolo Piccolo sarebbe stato colpito ripetutamente, trascinato per i capelli lungo le scale, spogliato e pestato fino allo stremo, con calci alla testa anche quando era già a terra e sanguinante.
I familiari del giovane, che nei mesi successivi alla morte hanno chiesto a gran voce giustizia, parlano di una responsabilità più ampia. Secondo la famiglia, Paolo «doveva essere protetto dallo Stato» e non escludono che le responsabilità della sua morte possano coinvolgere anche la gestione della sicurezza interna del carcere. La richiesta resta ferma: pene esemplari per tutti i responsabili.
L’inchiesta prosegue ora con l’accusa di omicidio aggravato, mentre il caso continua a sollevare interrogativi drammatici sulle condizioni di sicurezza e sulla tutela dei detenuti all’interno del sistema carcerario.



