Non è più un caso isolato, ma il possibile perimetro di un’indagine seriale sulle procedure d’urgenza al cardiochirurgico Monaldi. Mentre i Carabinieri del NAS, coordinati dalla Procura di Napoli, scavano tra le cartelle cliniche per far luce sulla morte di Domenico Caliendo – il bimbo di due anni spirato dopo 15 giorni di agonia – un secondo fascicolo virtuale si apre sulla scrivania degli inquirenti. Una nuova famiglia ha rotto il silenzio, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, denunciando presunte irregolarità speculari a quelle emerse nel caso Caliendo: l’utilizzo di strumentazioni vetuste per il trasporto dei muscoli cardiaci destinati al trapianto. Al centro del nuovo filone c’è il decesso di una bambina di 5 anni, sottoposta a trapianto nell’agosto 2021 e morta nel marzo 2023 per una crisi di rigetto. Il fulcro del sospetto, tuttavia, risiede nell’istante del trapianto.

Secondo quanto riferito dal legale e supportato da un filmato diffuso dal deputato Francesco Emilio Borrelli, l’organo della piccola sarebbe giunto in reparto in un comune box-frigo di vecchia generazione, privo di quel termostato digitale imposto dalle linee guida del Centro Nazionale Trapianti fin dal 2018. Un “frigo da spiaggia”, come definito amaramente dalla madre della vittima, che avrebbe potuto compromettere l’integrità dell’organo ancor prima della sutura. Accertamenti sulle condotte mediche L’attività istruttoria non si ferma alla logistica. I familiari della piccola riferiscono di presunti “comportamenti anomali” e un clima di scarsa empatia da parte del personale medico. La decisione di non sporgere denuncia all’epoca dei fatti – dettata dalla volontà di non sottoporre il corpo della figlia all’autopsia – è stata rivista alla luce delle recenti rivelazioni sul caso Caliendo. L’ipotesi al vaglio della magistratura è che la crisi di rigetto fatale possa essere stata la conseguenza di un organo danneggiato da una cattiva conservazione durante il tragitto verso la sala operatoria.

Chirurghi sospesi e “task force” romana Il terremoto giudiziario ha già prodotto le prime interdizioni cautelari. I due cardiochirurghi finiti nel registro degli indagati per la morte di Domenico, i dottori Guido Oppido e Gabriella Farina, sono stati sospesi dalle loro funzioni. Per scongiurare il blocco delle attività del reparto pediatrico, la direttrice generale dell’Azienda dei Colli, Anna Iervolino, ha siglato una convenzione d’urgenza con l’ospedale Bambino Gesù di Roma. Per i prossimi novanta giorni, un’équipe d’eccellenza della Capitale presidierà le sale del Monaldi, cercando di restituire fiducia a un reparto ora travolto dai sospetti della Procura.