Nella mattinata del 9 marzo la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di misure cautelari personali e reali nei confronti di 18 persone, gravemente indiziate – a vario titolo – dei reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa.

Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura partenopea ed eseguito dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli.

Tra i destinatari delle misure cautelari in carcere figurano un dipendente dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Napoli e diversi titolari di aziende agricole ritenute coinvolte nel sistema illecito. Per altri indagati, tra cui collaboratori e mediatori stranieri, è stata disposta la misura degli arresti domiciliari.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il gruppo avrebbe creato un’organizzazione criminale operante nelle province di Napoli e Caserta con ramificazioni anche all’estero. L’obiettivo era produrre e vendere “nulla osta al lavoro subordinato”, documenti amministrativi che consentono l’ingresso in Italia di cittadini stranieri per motivi di lavoro.

Il dipendente dell’Ispettorato del Lavoro, ritenuto promotore e capo del sodalizio, avrebbe avuto il compito di rilasciare o favorire l’emissione dei cosiddetti “pareri” necessari per certificare la congruità delle richieste presentate dai datori di lavoro. In questo modo l’iter amministrativo risultava viziato alla base, consentendo di ottenere autorizzazioni per assunzioni fittizie.

Le indagini hanno inoltre evidenziato la collaborazione di un CAF con sede nella provincia di Caserta, che avrebbe contribuito alla produzione di documentazione falsa necessaria per avviare le pratiche. I datori di lavoro compiacenti avrebbero ricevuto tra i 1.200 e i 2.000 euro per ogni lavoratore straniero per il quale veniva presentata una richiesta di assunzione fittizia.

Nel corso dell’attività investigativa sono state individuate e bloccate oltre 3.000 pratiche irregolari di ingresso di cittadini extracomunitari in Italia. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari sono stati sequestrati anche beni di lusso riconducibili agli indagati, ritenuti provento dell’attività illecita.

Si precisa che i provvedimenti eseguiti sono stati disposti nella fase delle indagini preliminari: gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.