
Pene patteggiate per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Per Carlo e Ivan anche il porto d’arma abusivo. Arresti domiciliari fuori regione per Carlo, Antonio, Ivan e Vincenzo Carandente,i fratelli che a Castel Volturno in località Pescopagano realizzarono una roccaforte dello spaccio. E’ quanto deciso dal gip Angela Mennella del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha accolto le istanze del difensore dei signori della droga, l’avvocato Ferdinando Letizia. Accolte le richieste di patteggiamento per i fratelli dal sostituto procuratore Annalisa Imparato. Pene che vanno dai 3 anni a 4 anni e 10mesi di reclusione per tutte le contestazioni mosse a loro carico. I fratelli Carandente sono finiti al centro dell’inchiesta dei carabinieri del Reparto Territoriale mondragonese nel dicembre scorso non solo sullo spaccio, ma anche sul reimpiego dei proventi illeciti attraverso acquisti immobiliari fittizi. Gli inquirenti accertarono che Ivan Carandente avrebbe utilizzato i soldi della droga per acquistare immobili a Castel Volturno, intestandoli formalmente alla sorella Fabiana, che fu indagata a piede libero per trasferimento fraudolento di beni.
Le indagini documentarono una lunga trattativa per l’acquisto di uno stabile in via Zocchi, composto da quattro unità abitative, conclusasi per 28.500 euro, a fronte di un valore dichiarato ben più alto. A condurre ogni fase dell’operazione sarebbe stato Ivan Carandente, intercettato mentre trattava il prezzo, sollecitava il rogito, concordava i pagamenti – in parte con assegno e in parte in contanti – e curava i contatti con lo studio notarile. Al momento della stipula, però, l’immobile fu intestato alla sorella Fabiana, priva di redditi dichiarati. Per gli investigatori si trattò di una intestazione fittizia, scelta per schermare i beni da eventuali sequestri. Un’ipotesi rafforzata dal fatto che né Ivan Carandente né la compagna Antic Sonja, coinvolta nell’inchiesta, risultavano svolgere attività lavorative lecite, nonostante una partita Iva formalmente attiva. L’unica fonte di reddito sarebbe stata la costante attività di spaccio organizzata nella zona di Pescopagano.
Lo stesso schema, secondo gli inquirenti, si sarebbe ripetuto poco dopo con l’acquisto di un terreno agricolo adiacente allo stabile, anch’esso intestato a Fabiana Carandente, nonostante l’intera trattativa fosse stata seguita dal fratello. Anche in questo caso, dagli accertamenti fiscali non sarebbe emersa alcuna disponibilità economica lecita. L’indagine sul presunto traffico di narcotici gestito dai Carandente, che avrebbe generato i capitali utilizzati per l’acquisto degli immobili, fece scattare la contestazione del trasferimento fraudolento di beni nei confronti di Carlo Carandente, Vincenzo Carandente, Antonio Carandente, e di Ivan Carandente. Coinvlte anche Sabrina Uliano, Roberta Sessa, e Sonja Antic, che finirono ai domiciliari. Disposto invece il divieto di dimora in provincia per Osazee Obasuyi, originario della Nigeria, e Prince Akom, del Ghana. A tutti, è stato contestato il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. A Ivan e Carlo Carandente è stato contestato anche il porto e l’utilizzo di arma non autorizzata in luogo pubblico.






