
di Paolo Sibilio – L’assessore alla Transizione ecologica rilancia il tema della delocalizzazione del mercato ortofrutticolo e chiede alla nuova amministrazione di fermare le previsioni edificatorie sull’area: «Non servono altre palazzine, ma nuove funzioni pubbliche e spazi verdi».
Quarantotto gradi registrati in un luogo attraversato ogni giorno da commercianti, lavoratori e cittadini. Il dato rilevato nell’area del mercato ortofrutticolo di Afragola non rappresenta soltanto un record climatico, ma riapre una questione urbanistica e politica rimasta irrisolta per anni.
L’area afragolese, insieme a quella della stazione Garibaldi di Napoli, è risultata tra i dieci principali “hotspot termici” monitorati da Legambiente Campania: luoghi nei quali il calore si accumula, permane e produce conseguenze concrete per chi vi abita, vi lavora o è costretto ad attraversarli.
A intervenire è Francesco Zanfardino, assessore comunale alla Transizione ecologica ed esponente del Partito Democratico, che lega il dato ambientale alla necessità di ripensare profondamente una delle aree più discusse della città.
Secondo Zanfardino, il problema delle isole di calore urbane non può essere circoscritto al solo mercato ortofrutticolo. È il risultato di una cementificazione diffusa e di un modello urbano che, negli anni, ha ridotto gli spazi permeabili e la presenza di vegetazione, aumentando la capacità delle superfici di assorbire e trattenere calore.
Per affrontare il fenomeno, l’assessore indica una serie di interventi che dovranno coinvolgere trasversalmente l’intera amministrazione: forestazione urbana e periurbana, depavimentazione delle superfici impermeabili, nuovi criteri per l’edilizia e una diversa attenzione alla qualità ambientale delle trasformazioni urbanistiche.
Ma il dato dei 48 gradi riporta soprattutto al centro il futuro dell’area mercato,
definita da Zanfardino un luogo simbolo delle scelte che Afragola sarà chiamata a compiere.
Da anni si discute della possibile delocalizzazione del mercato ortofrutticolo in una zona maggiormente adeguata sotto il profilo logistico e funzionale. Alla liberazione dell’attuale superficie sono state associate, nel tempo, diverse ipotesi: un grande parco urbano, un teatro, una “città dei bambini” o altre attrezzature di interesse collettivo.
Idee differenti, unite però da un punto politico preciso: evitare che l’area venga destinata a nuove costruzioni residenziali.
«Di sicuro non servono le ennesime palazzine, persino su un terreno comunale e in una delle zone più edificate della città», sostiene Zanfardino, chiamando direttamente in causa le scelte compiute dalle precedenti amministrazioni di centrodestra.
Nella ricostruzione proposta dall’assessore, una prima amministrazione avrebbe inserito l’area tra i beni comunali alienabili, mentre quella successiva avrebbe previsto la sua edificabilità all’interno del nuovo Piano urbanistico comunale.
La questione non riguarda, dunque, soltanto la lotta al caldo o la presenza di alberi. Riguarda il modello di città che si intende costruire e la possibilità di conservare alla proprietà pubblica un’area strategica, sottraendola a un’ulteriore pressione edilizia.
Per la nuova amministrazione guidata dal sindaco Gennaro Giustino si apre così una
delle prime sfide urbanistiche della consiliatura: verificare se esistano ancora i tempi e gli strumenti amministrativi per modificare o annullare le previsioni contestate e avviare finalmente il percorso di delocalizzazione del mercato.
Zanfardino fissa anche l’obiettivo politico: trasformare un’area oggi conosciuta per il calore che sprigiona in un luogo capace di esprimere nuove funzioni pubbliche, ambientali e sociali.
Il termometro, questa volta, non ha misurato soltanto una temperatura. Ha certificato il peso di scelte urbanistiche accumulate nel tempo e ha reso ancora più evidente una decisione che Afragola non può continuare a rinviare: scegliere tra nuovo cemento e restituzione dello spazio alla città.






