
La mancanza di ventilazione forzata costringe malati, donatori e parenti a sostare in ambienti surriscaldati e opprimenti, rendendo la permanenza nella struttura sanitaria un’esperienza ai limiti della sopportazione. L’estate torrida sta trasformando l’attesa dei pazienti in un vero e proprio calvario presso il presidio ospedaliero Maria Santissima Addolorata di Eboli. Al centro del malumore degli utenti vi sono i locali comuni che servono i reparti di Chirurgia e il Centro Trasfusionale, dove il sistema di refrigerazione dell’aria sarebbe ormai fuori servizio da tempo. La mancanza di ventilazione forzata costringe malati, donatori e parenti a sostare in ambienti surriscaldati e opprimenti, rendendo la permanenza nella struttura sanitaria un’esperienza ai limiti della sopportazione. Il disagio appare amplificato dai flussi quotidiani di cittadini che si riversano in quest’area dello stabilimento per ricevere cure o effettuare donazioni di sangue.
Le tempistiche burocratiche e mediche dilatano spesso la sosta per diverse ore consecutive, costringendo persone già in condizioni di fragilità fisica a sopportare un microclima insalubre. La combinazione tra i picchi di calore stagionali e il blocco tecnologico sta esasperando gli animi di chi, oltre alla naturale apprensione per le proprie condizioni di salute, si ritrova a fare i conti con un contesto logistico inadeguato. Si leva con forza, dunque, la richiesta di un ripristino immediato delle condizioni minime di vivibilità. I frequentatori del nosocomio sollecitano la direzione sanitaria affinché sblocchi le procedure di manutenzione necessarie alla riparazione dei macchinari o, nel caso in cui i vecchi motori risultassero ormai obsoleti, alla loro definitiva sostituzione.






