Luigi Carfora, presidente di Confimi Industria Campania, interviene sul tema dell’accesso al credito per le imprese del Mezzogiorno, mettendo in guardia dal rischio che gli annunci sui grandi plafond finanziari restino solo operazioni di comunicazione.
«Accogliamo con interesse ogni iniziativa del sistema bancario a sostegno delle imprese del Sud – dichiara Carfora – ma è necessario distinguere tra risorse annunciate e reale accessibilità per le piccole e medie imprese del territorio».
Secondo le più recenti analisi della Banca d’Italia sull’economia regionale, la Campania continua a registrare una crescita contenuta e condizioni di credito ancora selettive, soprattutto per le aziende di minori dimensioni. L’aumento del costo del denaro e criteri prudenziali più rigidi incidono in modo particolare sui territori economicamente più fragili.
Un quadro che trova conferma anche a livello nazionale, con il Ministero dell’Economia che nelle scorse settimane ha richiamato il sistema bancario a un maggiore impegno nel sostegno al tessuto produttivo.
«Il problema – prosegue Carfora – non è la disponibilità teorica delle risorse, ma la bancabilità reale delle imprese del Sud. Molte PMI campane incontrano difficoltà a causa di rating sempre più rigidi, parametri ESG e modelli di valutazione che penalizzano i territori più deboli».
Il presidente di Confimi evidenzia inoltre come la struttura produttiva regionale, basata in gran parte su micro e piccole imprese, renda più difficile trasformare gli accordi finanziari in erogazioni concrete.
«Negli ultimi anni – aggiunge – abbiamo visto numerosi annunci miliardari che non si sono tradotti in un reale aumento del credito. Questo divario tra comunicazione e realtà alimenta sfiducia nel sistema».
Da qui la richiesta di maggiore trasparenza: «Occorre conoscere quante risorse vengano realmente erogate in Campania, a quali imprese e con quali criteri. Solo così si può valutare l’impatto delle politiche creditizie».
«Le imprese del Sud – conclude Carfora – non chiedono proclami, ma strumenti concreti, accessibili e coerenti con la struttura economica del territorio, per ridurre il divario competitivo con il resto del Paese».



