Magliette bianche con un cuore rosso disegnato sul petto, cartelli semplici e un messaggio chiaro: difendere un reparto che, per molte famiglie, rappresenta una speranza di vita. Nel piazzale dell’ospedale Monaldi di Napoli si è svolto un sit-in spontaneo promosso da genitori, nonni e parenti di bambini curati nella cardiochirurgia pediatrica della struttura. La mobilitazione nasce in un momento delicato per il reparto, finito al centro dell’attenzione dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta il 21 febbraio in seguito a un trapianto di cuore. Un episodio doloroso che ha aperto indagini e acceso il dibattito pubblico, ma che per le famiglie presenti non può trasformarsi – spiegano – in una “gogna mediatica” nei confronti dei medici che vi lavorano. Durante la manifestazione molti genitori hanno voluto esprimere sostegno al primario di cardiochirurgia pediatrica, il dottor Guido Oppido, e alla sua squadra. «Siamo qui perché i nostri figli sono vivi grazie a questo reparto», raccontano alcune mamme.
«La magistratura farà il suo lavoro, ma noi sentiamo il dovere di testimoniare la professionalità e l’umanità di chi ha salvato tante vite». Tra i momenti più intensi della mattinata, una videochiamata con lo stesso Guido Oppido. Dall’altra parte dello schermo, il medico ha risposto con poche parole ma cariche di emozione: «Grazie a tutti, vi voglio bene». Per i manifestanti, la cardiochirurgia pediatrica del Monaldi rappresenta molto più di un reparto ospedaliero: è considerata una delle poche strutture nel Mezzogiorno capace di affrontare interventi complessi per bambini affetti da cardiopatie congenite. Da qui la preoccupazione che le polemiche e le indagini possano rallentare o compromettere l’attività del centro. L’obiettivo del sit-in è stato quindi duplice: difendere la reputazione di chi lavora nel reparto e chiedere alle istituzioni sanitarie di garantirne la continuità. Nel frattempo, per assicurare l’assistenza ai piccoli pazienti, i casi più urgenti sono stati trasferiti temporaneamente all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Dalla capitale, inoltre, è previsto l’arrivo al Monaldi di almeno tre cardiochirurghi che affiancheranno l’équipe locale per alcuni mesi. Secondo quanto emerso finora, il caso non avrebbe avuto ripercussioni negative sulla disponibilità di organi: non si registra infatti un calo nelle donazioni. La manifestazione si è conclusa con un appello alle autorità regionali affinché venga preservata quella che molti definiscono «un’eccellenza della sanità campana». Le famiglie hanno espresso vicinanza anche alla madre del piccolo Domenico, Patrizia Caliendo, ribadendo però che la tutela della professionalità medica e la continuità del servizio restano fondamentali per i tanti bambini che attendono cure. Per chi era presente nel piazzale del Monaldi, il messaggio è semplice: il dolore per una perdita non deve mettere in discussione un presidio sanitario che, negli anni, ha rappresentato una possibilità di vita per centinaia di piccoli pazienti.







