A Napoli continua a preoccupare la crescente escalation di violenza legata alle baby gang cittadine. Al centro delle indagini della Squadra Mobile di Napoli c’è la faida tra gruppi di giovani provenienti dal Pallonetto di Santa Lucia e dai Quartieri Spagnoli, culminata nella notte del 26 giugno 2025 in un inseguimento armato tra i vicoli del centro cittadino.
Una vicenda che, secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, non rappresenterebbe un episodio isolato ma l’espressione di una dinamica criminale sempre più radicata tra adolescenti e giovanissimi. Gli arresti eseguiti nei confronti di tre ragazzi, tra cui Francesco Pio Bianco, Ignazio Casolla e un diciassettenne, accusati di tentato omicidio e detenzione illegale di armi, rappresentano soltanto una parte di un fenomeno ben più ampio.
Dalle intercettazioni emerge un quadro allarmante: armi utilizzate con estrema facilità, violenza scatenata anche per motivi banali e una totale assenza di percezione del pericolo. Secondo gli investigatori, sarebbe bastato uno “sguardo di sfida” per innescare l’inseguimento culminato con diversi colpi di pistola esplosi ad altezza uomo in pieno centro abitato.
Le indagini hanno inoltre ricostruito il ruolo di Mario Forte, già protagonista di precedenti episodi di violenza. Dagli atti emerge infatti che il 16 febbraio 2025 avrebbe accoltellato alla coscia proprio Francesco Pio Bianco, alimentando una tensione mai realmente sopita tra i due gruppi rivali.
Gli inquirenti stanno ora concentrando l’attenzione sui giovani ancora a piede libero e sulle reti di supporto che gravitano attorno alle paranze. Le intercettazioni mostrano un contesto in cui il possesso delle armi appare normalizzato e la vendetta viene percepita come l’unico strumento per ristabilire il rispetto.
Secondo gli investigatori, il rischio concreto è che gli arresti non bastino a fermare la spirale di violenza e che nuove leve possano prendere il posto dei ragazzi finiti in carcere. Per questo, oltre all’attività repressiva, si ritiene fondamentale intervenire sul piano sociale ed educativo, cercando di sottrarre i giovani alla cultura della strada e della sopraffazione.
La vicenda riaccende così il dibattito sull’emergenza baby gang a Napoli, dove sempre più spesso adolescenti armati finiscono coinvolti in dinamiche criminali caratterizzate da violenza estrema e assenza di controllo.














