L’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sul conferimento di materiali di Rfi nella cava di Santa Lucia. Le triangolazioni del denaro: avvocato intermediario tra Marino e Luserta. Si sarebbe speso con Rete Ferroviaria Italiana per far avere un appalto di quasi 9,5 milioni di euro all’imprenditore Giuseppe Antonio Luserta, ricevendo in cambio oltre 200mila euro, ritenuti parte di una mazzetta di 530mila euro. E’ l’ipotesi che la Procura di Santa Maria Capua Vetere guidata da Pierpaolo Bruni (sostituti titolari del fascicolo Giacomo Urbano e Anna Ida Capone) contesta all’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, indagato per corruzione insieme all’imprenditore delle cave Luserta, che l’appalto lo ha effettivamente ottenuto, e all’avvocato Vincenzo Iorio, ex collaboratore ed ex socio di studio di Marino. I tre indagati, nei giorni scorsi, sono stati sottoposti a perquisizione da parte dei carabinieri di Caserta su ordine della Procura, che ha disposto nei loro confronti il sequestro di cellulari e altri dispositivi informatici. Per gli inquirenti, alla base della maxi-tangente fatta arrivare all’ex sindaco Marino tramite una triangolazione di fatture, ci sarebbe un accordo siglato proprio da Marino con Luserta nella primavera-estate del 2022 nello studio dell’avvocato Vincenzo Iorio. All’incontro sarebbe stato presente anche Paolo Marzo, fratello dell’allora assessore ai lavori pubblici del Comune di Caserta Massimiliano Marzo, quest’ultimo arrestato per corruzione nel giugno 2024 (poi tornato libero) nell’ambito di un’altra inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

Proprio le dichiarazioni rilasciate da Paolo Marzo ai pm nel maggio 2025 finiranno per risultare determinanti poi per l’avvio dell’inchiesta. L’accordo si sarebbe reso necessario, per i pm, perché Luserta aveva bisogno di superare la mancanza di uno specifico progetto utile a fargli avere da Rfi l’appalto per il conferimento nella sua cava di 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo (Trs) provenienti dai cantieri per la realizzazione della linea Alta Velocità Napoli-Bari, in corso di costruzione. L’imprenditore, nel novembre 2021, aveva fatto richiesta al Genio Civile di Caserta di poter ricevere il materiale da smaltire, ma l’ente non gli aveva rilasciato autorizzazione perché non c’era un progetto funzionale, dunque anche una motivazione spendibile. Luserta si sarebbe rivolto a Marino affinché fosse lui, come sindaco di Caserta, ad avanzare a Rfi la proposta di utilizzo della cava Santa Lucia, situata in una zona periferica di Caserta, come sito cui destinare le terre e le rocce da scavo. In cambio Luserta avrebbe accettato di conferire consulenze e incarichi a Iorio, secondo la procura ‘gonfiate’ o ‘non necessarie’, dando a quest’ultimo compensi di centinaia di migliaia di euro. Il legale avrebbe poi provveduto a girare a Marino parte dei proventi: per un ammontare complessivo di 203mila euro.

La Procura ha quindi reperito le note emesse dal Comune di Caserta, la prima del 13 luglio 2022 e la seconda del 21 novembre successivo, in cui viene chiesto a Rfi di inserire le cave rientranti nel Comune di Caserta, tra cui quella di Luserta, come beneficiarie di Trs provenienti dai lavori della Tav Napoli-Bari. Richieste che la stessa Procura bolla come illegittime, non avendo il Comune alcuna competenza sulle cave, materia che spetta alla Regione tramite gli uffici del Genio Civile dislocati sul territorio. Luserta sarebbe riuscito ad ottenere nel 2024 i conferimenti di Trs da Rfi per un totale di 9,5 milioni di euro, e da maggio 2024 a ottobre 2025, anche dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, avrebbe emesso varie fatture per la somma di 530mila euro a favore della società legale di Iorio, che a sua volta avrebbe emerso sei fatture per la somma di 115mila euro a favore della ditta individuale di Carlo Marino, e altre cinque fatture, per complessivi 87mila euro, alla ditta individuale della figlia di Marino (non indagata). La nuova indagine che tocca l’ex primo cittadino di Caserta è solo l’ultima delle tante inchieste realizzate dalla Procura sammaritana sul comune capoluogo; indagini che hanno portato nell’aprile 2025 allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del Comune di Caserta, allora guidato proprio da Marino, esponente Pd. Con la nuova inchiesta è facile ipotizzare che la commissione straordinaria chieda al Ministero una proroga di ulteriori sei mesi nel proprio mandato, con l’ipotesi del voto anticipato alla fine del 2026 che sembra diventare più remota.