I retroscena dell’inchiesta su alcune strutture assistenziali dell’agro aversano. Pazienti a rischio tra gestione carente, mancanza di acqua calda e riscaldamenti assenti. I pazienti “scomodi”, quelli con la maggiore necessità di assistenza, andavano allontanati per garantirsi il maggior profitto con la minima spesa. Questo – in gran parte dei casi – il motivo alla base dei maltrattamenti ai danni di persone fragili in cinque strutture socio sanitarie, educative e riabilitative situate tra Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa e Trentola Ducenta. E’ quanto emerge dall’indagine dei carabinieri della compagnia di Casal di Principe, guidata dal maggiore Marco Busetto, e coordinata dalla Procura di Napoli Nord che ha portato all’esecuzione di 5 misure cautelari, di cui una in carcere e 3 agli arresti domiciliari. In cella è finito il gestore delle strutture, Salvatore Leccia, mentre sono detenuti presso le proprie abitazioni la legale rappresentante, un’educatrice e un operatore socio-sanitario. L’inchiesta, avviata a luglio dell’anno scorso, ha subito un’accelerazione a febbraio scorso quando i carabinieri di Casal di Principe, insieme al Nas, hanno effettuato un accesso alle strutture riscontrando numerose criticità sia sulla qualifica degli operatori sia sulla gestione degli ospiti – alcuni dei quali anche minorenni – come la promiscuità e disponibilità di farmaci, la mancanza di acqua calda, l’assenza di termosifoni. Dopo quell’accesso e le relative sanzioni quattro delle cinque strutture sono state chiuse dai titolari mentre solo quella di Casapesenna è rimasta aperta e operativa.

Dalle indagini sono emersi alcuni episodi di maltrattamento ai danni di ospiti, anche anziani, che sarebbero stati sbeffeggiati e maltrattati con la finalità di allontanarli. Tra le vicende contestate c’è quella di un paziente che sarebbe stato aizzato per scatenare una sua reazione o anche il caso di una donna diabetica alla quale sarebbero stati somministrati dei dolci fino a farla svenire. “Disattenzioni” che per gli inquirenti sarebbero estremamente gravi e continuate nel tempo. L’attività investigativa ha fatto emergere anche il caso di una donna che avrebbe assunto farmaci che non le erano prescritti. Dalle intercettazioni i carabinieri hanno sentito un’indagata sbeffeggiarla dandole della “cretina”, per poi intervenire dandole del latte e invitandola a “mettersi due dita in bocca” per vomitare. Tra le condotte contestate c’è poi quella di violenza sessuale ai danni di una ragazza affetta da psicosi maniaco-depressiva. La ragazza beneficiava di permessi per poter uscire liberamente. E proprio durante le ore che trascorreva fuori dalla struttura che sarebbe stata avvicinata da un operatore socio-sanitario – consapevole quindi della patologia di cui soffriva la ragazza – che l’avrebbe portata a casa sua dove si sarebbe consumato un approccio sessuale. Circostanze di cui sarebbe stato a conoscenza anche il gestore della struttura, al quale è contestato il concorso nella violenza sessuale.