Articolo di Angela Esposito – Esiste un luogo in cui le tensioni del mondo contemporaneo sembrano concentrarsi e riflettersi come in una lente d’ingrandimento. In appena dieci chilometri quadrati, Capri incarna da sempre le grandi contraddizioni della storia: il turismo di massa che convive con la fragilità dello spopolamento, il lusso sfrenato a fronte della vulnerabilità sociale, il mito patinato dell’immagine e la ricerca di un’autenticità perduta. Come duemila anni fa, quando l’imperatore Tiberio scelse di governare l’Impero Romano dalle sue scogliere inviando segnali luminosi a distanza, l’isola continua a funzionare come un faro e una camera di pressione capace di captare le trasformazioni del presente e diffonderle nel mondo. È con questa consapevolezza che Capri ha ufficialmente lanciato la sua sfida per il futuro, inviando al Ministero della Cultura il dossier Le Sirene del Nuovo per candidarsi a Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028.

Elaborato con il supporto del Comune di Anacapri e sviluppato da un pool di esperti di Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, Capitale Cultura Group e WePlan, il progetto porta la firma dei direttori artistici Marina Pizziolo e Romano Ravasio, fondatori di Art Consulting. Al centro dell’idea non c’è una semplice celebrazione estetizzante, ma una vera e propria indagine sulle forze che guidano l’epoca attuale. Le “sirene” evocate dal titolo non appartengono infatti soltanto al mito omerico, ma rappresentano le seduzioni e gli allarmi della contemporaneità: la spinta del consumo, l’impatto dei media e, soprattutto, l’irruzione dell’intelligenza artificiale nei processi creativi. Il dossier guarda a un orizzonte ormai imminente in cui il concetto stesso di opera, autore e significato artistico sarà radicalmente ridiscusso, ponendo al centro una domanda decisiva: cosa resta di autenticamente umano e di valore quando l’uomo e la macchina smettono di competere e iniziano a creare insieme?

Per rispondere a questo interrogativo, il programma artistico coinvolgerà oltre quaranta artisti provenienti da cinque continenti, impegnati in sei campi tematici che spaziano dalle arti visive alla musica, fino alla danza e alle performance. L’aspetto più innovativo della candidatura risiede nella sua struttura: non si tratterà di una fugace rassegna estiva, bensì di un’infrastruttura culturale permanente attiva per tutti i dodici mesi dell’anno. Questa scelta intende coinvolgere in primo luogo la comunità residente, vivificando l’isola soprattutto nei mesi di minore pressione turistica e lasciando sul territorio un’eredità concreta fatta di opere permanenti, destinate a rimanere patrimonio vivo di Capri ben oltre il 2028.

A sostenere questa visione c’è una solida rete internazionale di università, centri di ricerca e istituzioni culturali del Mediterraneo e dell’Africa, a testimonianza di una vocazione cosmopolita mai sopita. Come ha sottolineato il Sindaco di Capri, Paolo Falco, la candidatura ha saputo raccogliere un vasto fronte istituzionale e civile, ponendosi come un modello di rigenerazione i cui impatti sul territorio inizieranno a generarsi a prescindere dall’esito finale della competizione. Una prospettiva confermata dai curatori Marina Pizziolo e Romano Ravasio, convinti che la proposta sia il naturale coronamento della storia di un’isola che ha sempre saputo anticipare i tempi. Capri non si limita dunque a mettere in scena il nuovo, ma ne esplora coraggiosamente i confini, riaffermando il suo ruolo storico di laboratorio permanente di creatività e sperimentazione.