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Sant’Antimo, chiuse le indagini sul patto tra politica, imprenditoria e camorra

Chiuse le indagini della maxi inchiesta sul patto tra politica, imprenditoria e camorra a Sant’Antimo.

A Sant’Antimo, in provincia di Napoli, nel giugno dell’anno scorso, un blitz fece seguito a una maxi inchiesta condotta dai carabinieri. Ben 108 gli indagati accusati di associazione mafiosa, concorso esterno, corruzione elettorale, estorsione, turbata libertà degli incanti, intestazione fittizia di beni, voto di scambio, detenzione di armi, violenza privata, ricettazione e violazione del segreto d’ufficio. Sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini agli indagati per i quali si dovrà decidere se dovranno essere rinviati a processo o si potrà chiedere l’archiviazione.

Dalle indagini è emerso che esisteva un consolidato e datato rapporto tra la famiglia Cesaro e il clan Puca, fatto di interessi della cosca nel centro polidiagnostico “Igea” e nella galleria commerciale “Il Molino”. Tutto è stato appurato dalle indagini svolte dall’ottobre 2016 al gennaio 2019 dal reparto anticrimine di Napoli e che hanno portato da parte dei carabinieri del Ros, un’ordinanza applicativa di misure cautelari per diversi indagati, tra cui esponenti del clan Puca, Verde, Ranucci e tre fratelli del senatore di Forza Italia, Luigi Cesaro: Antimo, titolare dell’Igea e gli imprenditori Aniello e Raffaele.

Accertato anche il condizionamento delle elezioni comunali svolte nel giugno 2017 nello stesso Comune di Sant’Antimo, sciolto il 20 Marzo scorso per infiltrazioni mafiose. L’inchiesta è condotta dalle pm Giuseppina Loreto e Antonella Serio e le ordinanze sono firmate dal giudice Tommaso Miranda.

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