
di Alessio Imbimbo – Il discorso di Papa Leone XIV, pronunciato in occasione della sua prima benedizione “Urbi et Orbi”, suscita riflessioni e interrogativi sulla direzione che prenderà il suo pontificato. Alcuni temi sono emersi in modo particolarmente forte, e fra questi la pace è l’elemento centrale, il filo conduttore del suo messaggio.
1. Il messaggio di pace
La parola “pace” ricorre frequentemente nel suo discorso, ed è accompagnata da un lessico che ne arricchisce il significato.
– L’accento sulla “pace disarmata e disarmante” non solo suggerisce un disarmo simbolico, ma invita anche a una riflessione profonda sulla necessità di liberarsi da ogni forma di violenza e di conflitto. L’auspicio è per una pace “genuina” e “senza armi”. Fischieranno le orecchie a vari leader europei che, al contrario, promuovono il riarmo ed allontanano le condizioni per una pace duratura.
– “umile” e “perseverante”, Leone XIV fa risuonare un messaggio che è il contrario di una pace imposta, ma piuttosto una pace che nasce da un impegno continuo e da una volontà condivisa di vivere in armonia. Approccio che contrasta evidentemente con le pratiche politiche basate su soluzioni veloci e superficiali, come quelle di Trump, centrate su negoziati “personalizzati” e subordinati ad una accettazione della propria condizione di sudditanza rispetto agli interessi degli Stati Uniti.
2. Continuità con Papa Francesco
Il discorso di Leone XIV non è solo un’affermazione di valori universali come la pace, ma sembra presentarsi anche come un atto di continuità con il pontificato di Papa Francesco.
La sua gratitudine ed il rispetto nei confronti del predecessore non vengono celati, così come la volontà di proseguire su una strada già tracciata.
Le parole di Leone XIV sembrano voler rispondere alle sfide globali poste dal papato di Bergoglio, mantenendo viva la necessità di un cambiamento radicale nelle strutture di potere mondiali.
In particolare, il riferimento alla diocesi di Chiclayo, in Perù, dove Papa Leone XIV ha svolto un ruolo significativo, ha un valore simbolico potente. Parlando in spagnolo alla diocesi che lo ha visto vescovo, Leone XIV si collega idealmente alle periferie del mondo, facendo eco alla visione “terzomondista” di Francesco. Questo gesto non è solo un omaggio alla sua storia personale, ma anche una dichiarazione chiara sulla sua priorità di continuare ad ascoltare e dare voce a chi è lontano dai centri di potere, che sia a livello ecclesiastico o politico.
La visione di una Chiesa sinodale, che cammina insieme, è altrettanto centrale nel suo discorso. Questa Chiesa “in cammino” non viene rappresentata come una realtà statica, ma una comunità aperta al dialogo e all’inclusività. Un aspetto che, ancora una volta, trova una continuità diretta con il pontificato di Papa Francesco, che ha fatto del cammino sinodale una delle sue linee guida, favorendo un modello di Chiesa meno gerarchica e più partecipativa.
In conclusione, in un contesto globale segnato da conflitti e disuguaglianze, Leone XIV sembra voler guidare la Chiesa verso un impegno per la costruzione di un mondo più equo, dove le periferie, geografiche e sociali, possano avere rappresentanza. Si candida così ad essere un Papa popolare, grazie alla propria empatia, inclusività e umanità, anche tra i non credenti, come me, come fu Bergoglio. Il suo non è solo un messaggio di pace e di fraternità ma soprattutto di speranza per il presente e il futuro della Chiesa e per la fine dei conflitti in corso.





