Trentola Ducenta, 31 luglio 2025 — Oggi ricorrono 17 anni dalla tragica scomparsa di Luigi Ciaramella, 19 anni appena, vittima innocente di un incidente stradale avvenuto il 31 luglio 2008 sulla strada Trentola-Ischitella, in località Madonna del Pantano. Un dramma che, come molti altri, affonda le radici nella negligenza e nella mancata sicurezza stradale. A denunciarlo da anni è suo padre, Biagio Ciaramella, oggi portavoce di tre associazioni impegnate nella lotta contro la violenza stradale: A.M.C.V.S., A.U.F.V. e A.I.F.V.S.

«Mio figlio è morto a causa di un palo Enel a un metro dalla carreggiata e per l’assenza di un guardrail. Solo dopo 15 anni di segnalazioni quel palo è stato messo in sicurezza. Ma per Luigi ormai era troppo tardi», denuncia con voce ferma Biagio, che in questi 17 anni ha trasformato il suo dolore in battaglia civile.

Secondo Ciaramella, la strage stradale in Italia è una “mattanza silenziosa”, causata dall’imprudenza alla guida ma soprattutto dall’assenza di controlli efficaci. «Si guida senza casco, senza cinture, con il cellulare in mano. Il nuovo codice della strada c’è, ma chi lo fa rispettare?», si chiede amaro.

Nonostante tutto, Biagio continua a sostenere la nuova normativa voluta dal Ministero delle Infrastrutture. «Siamo stati tra i pochi a sostenerla, perché servono misure più dure contro chi guida in stato di alterazione. Il problema è culturale, ma anche istituzionale: le forze dell’ordine devono avere mezzi e personale per controllare meglio».

Particolarmente sentita la sua proposta di rafforzare i controlli fuori dalle discoteche e nelle zone a rischio nei fine settimana: «Meglio ritirare qualche patente in più che ricevere una tragica telefonata».

Critico invece sull’uso eccessivo degli autovelox: «Servono solo a far cassa. La prevenzione vera si fa con la presenza sul territorio, non con le multe automatiche».

Ciaramella lancia anche un appello per adottare il modello “Città 30”, come già fatto da Bologna: «È assurdo che si possano superare i 30 km/h nei centri urbani. Anzi, servirebbe abbassarlo a 20 in molte aree. È una misura semplice ma salvavita».

Nel giorno del ricordo, Biagio Ciaramella non chiede solo giustizia per Luigi, ma anche responsabilità collettiva: «Io non vorrei essere il portavoce di queste associazioni. Vorrei solo avere mio figlio a casa, parlarci, litigarci. Ma se la mia voce può servire a salvare anche una sola vita, continuerò».

Il suo impegno si traduce in campagne nelle scuole, nella promozione delle “panchine bianche” in memoria delle vittime della strada e in una costante pressione sulle istituzioni per una vera cultura della sicurezza.

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