-Si è concluso dopo due ore e mezza il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin, cui e’ seguita una conferenza stampa congiunta. I colloqui fra i due leader sono andati “meravigliosamente”, ha commentato Kirill Dmitriev, l’inviato speciale del Cremlino per la cooperazione economica, secondo quanto riportato da Bloomberg.
Alle 21.10 la stretta di mano tra il presidente americano e quello russo nella base aerea statunitense di Anchorage in Alaska.L’incontro tra Trump e Putin ha avuto inizio intorno alle 21.45 ora italiana.
Il presidente americano e quello russo, prima di salire sulla Beast (la Bestia), l’auto ufficiale di Trump, e di lasciare l’aeroporto, hanno posato, in piedi sulla pedana con scritto “Alaska 2025”, per i fotografi e le telecamere ma non hanno risposto alle domande urlate dai giornalisti. Putin ha fatto un cenno come a dire: non capisco, non ho il traduttore. E’ stato estremamente insolito vedere i leader di due superpotenze viaggiare nella stessa limousine. Quando Trump e Putin sono scesi dal palco, il presidente americano è salito in auto dallo sportello di destra, quello russo da sinistra. Non sembravano esserci interpreti e Putin parla inglese abbastanza bene da sostenere una conversazione. Questo potrebbe aggiungere mistero a ciò di cui i due leader hanno discusso in privato durante questa visita, proprio come una conversazione che ebbero ad Amburgo nel 2017, all’inizio del primo mandato di Trump.
Per il momento è un «no deal»: le tre ore di faccia a faccia tra Putin e Trump non hanno portato al momento ad alcun risultato tangibile a proposito della guerra in Ucraina.
Soprattutto il vertice non ha partorito quel cessate il fuoco che il presidente americano auspicava alla vigilia come risultato per dirsi soddisfatto. I due leader però assicurano che il dialogo proseguirà e che dei contenuti del colloquio verranno messi a parte Zelensky e i partner europei. Ma ecco, in sintesi, cosa è successo ad Anchorage.
Ma al tempo stesso non si è mosso di un passo rispetto alle posizioni fino a oggi ribadite: per arrivare alla pace con Kiev occorre rimuovere le «cause profonde» che hanno determinato il conflitto.
Tradotto: no all’Ucraina nella Nato, no alla restituzione dei territori occupati, smilitarizzazione del Paese.
Ha auspicato poi che l’Europa «non ponga ostacoli» alla soluzione del conflitto nei termini da lui auspicati.
Il presidente Usa ha elogiato il rapporto personale instaurato con Putin, ha giudicato «da 10» l’esito dell’incontro, ha assicurato che sono stati fatti progressi verso la pace ma ha dovuto ammettere che ci sono ancora punti di disaccordo.
Ma soprattutto non ha specificato su quali punti siano stati fatti passi avanti. Di più: ha detto che – in particolare – c’è stata «una grande cosa» su cui non è stato trovato l’accordo, ma ha detto di «non voler dire quale sia»; e ha consigliato a Zelensy di «fare l’accordo», perché «la Russia è grande».
Dopo essere stato inseguito per anni dall’accusa di essere isolato in campo internazionale, aver scatenato il più grande conflitto in territorio europeo dalla Seconda guerra mondiale, ed essere stato colpito da sanzioni e mandato d’arresto della Corte penale, Vladimir Putin può oggi sentirsi riabilitato da Trump come interlocutore credibile.
È indubbiamente un successo personale e politico.
Putin ha dichiarato che se ci fosse stato Trump al posto di Biden la guerra in Ucraina non sarebbe scoppiata. 
Un’affermazione che Trump può ora «rivendere» sul fronte politico interno per rafforzare la sua posizione di fronte all’elettorato americano.
Nelle stesse ore in cui i due leader si incontravano ad Anchorage, Kiev denunciata che Mosca continuava a bombardare il territorio ucraino: la guerra, quindi, va avanti senza tregua.
Trump ha promesso di aggiornare Zelensky e i partner europei su quanto detto a Putin; a quel punto la palla ricadrà nel campo del Vecchio Continente.



