NAPOLI. Le risposte dell’autopsia condotta a Roma arriveranno tra qualche settimana. Per Giuseppe Noschese sono le risposte che conteranno, sono le risposte che consentiranno di capire cosa è accaduto a suo figlio Michele, 35 anni, noto come dj Godzi nella scena techno e house, nella notte tra il 18 e il 19 luglio scorsi nella sua casa a Ibiza, in Spagna. «Questa seconda autopsia si è resa necessaria e riteniamo sia più importante della prima», ha detto qualche giorno fa Giuseppe, lasciando intendere che nell’inchiesta condotta in Spagna le speranze riposte non siano forti.
E, allora, nell’attesa che la magistratura faccia il suo corso, la famiglia Noschese ha deciso di consentire alla Napoli che conosceva Michele di salutarlo: l’idea di cremare la salma del dj è stata accantonata, questa mattina, alle 10,30, nella Basilica Reale Pontificia di San Francesco da Paola, in piazza Plebiscito, ci saranno le esequie di Michele Luca Noschese. Secondo quanto rende noto la famiglia Noschese è prevista la presenza di rappresentanti delle istituzioni, e parteciperanno autorità civili, militari, politiche, religiose e sportive. Un saluto corale e partecipato a Michele, morto in circostanze ancora tutte da chiarire mentre nella sua abitazione a Ibiza era in corso una festa.
Secondo quanto rende noto la famiglia Noschese è prevista la presenza di rappresentanti delle istituzioni, e parteciperanno autorità civili, militari, politiche, religiose e sportive. Un saluto corale e partecipato a Michele, morto in circostanze ancora tutte da chiarire mentre nella sua abitazione a Ibiza era in corso una festa. Le versioni ad oggi sul tavolo degli inquirenti sono due: la Guardia Civil sostiene di essere intervenuta su segnalazione di alcuni vicini allertati dalle urla di una ragazza che, per sfuggire a una presunta aggressione di Michele, sarebbe scappata sul balcone del vicino di casa; la Guardia civil sostiene, ancora, che Michele avrebbe anche “bloccato” l’anziano in questione stringendogli un braccio attorno al collo e minacciandolo presumibilmente con un coltello; e sostiene ancora che Michele fosse palesemente alterato, affermando addirittura che avesse fatto uso di stupefacenti.
Un amico di Michele, rimasto in casa quando la Guardia civil è entrata nell’appartamento, racconta invece che Michele sarebbe stato immobilizzato, ammanettato sia alle mani che ai piedi, e poi picchiato. 




