Un volume dedicato alle ultime scoperte effettuate durante gli scavi a Pompei invita i visitatori a lasciarsi emozionare dai suoi sontuosi affreschi presenti nella sala dei banchetti della casa del Tiaso. Il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, è l’autore del volume “Scavando Pompei. La casa del Tiaso e il suo mondo”, che ha illustrato sulla terrazza della Casina dell’Aquila, un edificio ottocentesco in cui – in contemporanea – è stato presentato “Chora WineArcheoFood”, il principale punto di ristorazione interno agli Scavi, che si avvale della collaborazione delle attività dei ragazzi della cooperativa “il Tulipano”. Si tratta di ragazzi fragili ai quali è affidato un progetto di agricoltura sociale, la prima fattoria sociale in un Parco Archeologico. “Questa sinergia ci permette di chiudere un cerchio – ha affermato il presidente del Tulipano, Giovanni Minucci – trasformando il nostro progetto sociale anche in progetto economico”. Il ristorante Chora è già attivo da tempo.
Ma nuova è la collaborazione dei ragazzi fragili del Tulipano, che coltivano ed elaborano prodotti agricoli in aree del parco archeologico a loro affidati e che vengono utilizzati dalla cooperativa “Cirfood” che gestisce Chore. “La casa del Tiaso – ha spiegato Zuchtriegel – è proprio qui vicino. E a febbraio abbiamo aperto al pubblico questo sito alla presenza del ministro Giuli”. “Nella vicinanza della casa del Tiaso – ha proseguito – abbiamo trovato anche un panificio dove erano impiegati, in un lavoro disumano, tanti schiavi, donne e uomini”. Il direttore del Parco Archeologico ha anche spiegato il termine archeofood che non propone il cibo dei pompeiani del 79 d.C., ma è piuttosto la riproposizione della cultura e dei prodotti che ancora si tramandano con la gastronomia locale. “Nel libro raccontiamo le scoperte momento per momento, le nostre discussioni. Perché scavare a Pompei è una grande responsabilità che implica una manutenzione a tappeto, per la conservazione di questo patrimonio, con più di 400mila ambienti delicati, fragili, affrescati, unici. Un patrimonio di cui solo il 7 per cento ha copertura di protezione.
Abbiamo calcolato che il costo medio di manutenzione che ogni anno si deve investire per non perdere qualcosa di questo nostro patrimonio è di 30 euro per ogni metro quadrato, e ne abbiamo scavati quasi 30mila. La discussione era, quindi, dove fermare gli scavi, per restare nella sostenibilità futura della casa del Tiaso. Ci volevamo fermare, quando ci siamo trovati davanti a un ambiente che già prevedevamo molto grande. Siamo andati avanti. E abbiamo trovato una ‘seconda villa dei Misteri’. Abbiamo trovato delle colonne che facevano intuire quanto il padrone avesse investito su questa città, molto prima dell’eruzione: 100 anni prima dell’eruzione. Ci rendiamo conto che questa sala era stata già scavata. Abbiamo trovato i cunicoli sin dal periodo borbonico. Ma poi, abbandonata la spoliazione dei marmi, è stato lasciato intatto questo ambiente”.
Fu rinvenuta un’area affrescata di nature morte, cacciagione, la rappresentazione di un banchetto ricchissimo nella megalografia che ha rivelato un’unica grande composizione: il corteo di Dioniso con baccanti, danzatrici, satiri, donne seminude che vanno a caccia, un ruolo non usuale per le donne dell’epoca, in cui – con i capelli sciolti, in quei tempi segno di insubordinazione- impugnavano la spada. Tutto questo è raffigurato con magnifiche immagini dei dettagli nell’importante volume di Zuchtriegel. “Venire qui – ha quindi concluso – è sapere che anche dietro i servizi cosiddetti aggiuntivi come la ristorazione c’è un’etica e la bellezza del fare delle attività insieme, senza escludere nessuno, è un messaggio che diamo a tutto il mondo che viene a Pompei”.





