Avs presenta una interrogazione al Ministro Nordio sul caso del giovane morto di tubercolosi in ospedale e che era detenuto a Poggioreale. Il garante dei detenuti Ciambriello visita la struttura carceraria. Il Movimento rifugiati e migranti prepara un presidio per Alhagie. Aumenta la pressione intorno al caso di Alhagie Konte, un ragazzo di 27 anni originario del Gambia, detenuto nel carcere di Poggioreale a Napoli, e morto all’ospedale Cotugno per una tubercolosi. Il Movimento rifugiati e migranti di Napoli, di cui Alhagie era stato attivista chiede verità sul decesso del loro compagno.

Secondo quanto emerso, dopo un periodo di isolamento, Konte era apparso da subito in uno stato di salute profondamente debilitato. Secondo quanto raccolto dal suo avvocato, avrebbe chiesto assistenza medica ma non gli sarebbe stata data. Sarebbe stato portato in medicheria dai suoi compagni di cella dopo uno svenimento. Da lì il trasporto prima all’ospedale Cardarelli, in Pronto Soccorso e poi all’ospedale Cotugno, specializzato in malattie infettive, dove è poi deceduto sei giorni dopo. Il tema della presunta negligenza nelle cure è arrivato in parlamento, con una interrogazione presentata dai senatori di Avs Ilaria Cucchi, Peppe De Cristofaro e Tino Magni. Il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, ha compiuto una ispezione in carcere, raccogliendo la denuncia pubblica di compagni e dei familiari di Konate. Intanto la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per accertare quanto è accaduto ad Alhagie, sequestrando la salma e disponendo l’autopsia. A presentare l’interrogazione al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sono stati i senatori Cucchi, De Cristofaro e Magni. “Alhagie Konte è morto di tubercolosi. Ma questo è solo un pezzo di verità.

L’altro pezzo è che Alhagie è morto di carcere. Tra le braccia dello Stato” ha scritto Ilaria Cucchi in un post sul suo profilo Facebook, condividendo una foto di Konte. “Vogliamo sapere se c’è qualcuno che non ha fatto il proprio dovere. Se l’indifferenza ha nomi e cognomi. Se qualcuno ha deciso che la vita di Alhagie valesse meno di niente. E vogliamo sapere se altri detenuti o agenti sono stati contagiati, se sono stati rispettati i protocolli. Altre vite sono in pericolo. E dobbiamo fare il possibile per salvarle” prosegue la Cucchi. Il giovane era un lavorante, veniva considerato quindi dall’amministrazione penitenziaria un soggetto affidabile e non pericoloso, visto che per poter accedere al lavoro in carcere bisogna tenere una condotta eccellente. Ma non solo. I magistrati avevano disposto per lui anche gli arresti domiciliari, ma una volta entrato a Poggioreale il ragazzo aveva perso la residenza e non aveva quindi un luogo per poter svolgere la detenzione alternativa. Quello che sappiamo è che nello scorso mese di luglio Alhagie Konte è finito in isolamento. Una circostanza da chiarire.

E sarebbe subito dopo il suo ritorno dall’isolamento che le sue condizioni di salute sarebbero precipitate, fino alla morte in ospedale. La domanda che tutti si pongono ora è se la vita di Alhagie Konte si poteva salvare. Ha ricevuto cure in carcere? Sono questi gli interrogativi che l’indagine della Procura della Repubblica di Napoli dovrà chiarire. Allertato dai legali e dai compagni di Alhagie, il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, ha svolto una ispezione all’interno del carcere di Poggioreale. “Dall’inizio dell’anno si sono verificati 2 suicidi, 25 tentativi di suicidio, 202 atti di autolesionismo, 3 decessi per cause da accertare e 9 decessi per cause naturali” riferisce Ciambriello in una nota.