Un richiamo forte, umano e profondamente evangelico quello lanciato da Papa Francesco in occasione del Giubileo dei Detenuti, un appello che scuote le coscienze e chiama in causa istituzioni, politica e società civile. Un messaggio che invita a non voltarsi dall’altra parte di fronte alla condizione delle persone private della libertà, riaffermando un principio chiave: nessuno è perduto.
A raccogliere con convinzione le parole del Pontefice è il Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di Caserta, che in un articolato intervento sottolinea come l’invito del Papa ad aprire una riflessione anche su strumenti straordinari come amnistia e indulto non sia un atto di indulgenza fine a sé stesso, ma un’esortazione a ripensare in modo strutturale il sistema penitenziario.
Secondo il Garante, la pena non può mai ridursi a mera esclusione: deve conservare una prospettiva di speranza, recupero e reinserimento. Un principio che diventa ancora più urgente in un contesto, come quello italiano e in particolare campano, segnato da un sovraffollamento carcerario ormai strutturale, che incide pesantemente sulla dignità dei detenuti e sulle condizioni di lavoro del personale penitenziario.
In questo quadro si inserisce anche la posizione del SAPPE, che pur ribadendo la necessità di riforme vere e non di semplici aperture delle celle, non si pone in contrapposizione al messaggio del Papa, ma lo integra. Misericordia e giustizia, viene sottolineato, devono procedere insieme.
Amnistia o indulto, se presi in considerazione, possono avere senso solo se accompagnati da garanzie concrete: lavoro, formazione, supporto sociale, misure alternative realmente efficaci e un rafforzamento dell’esecuzione penale esterna. Senza questi strumenti, il rischio è quello di una libertà “senza rete”, che non tutela né la persona né la collettività.
Il sovraffollamento, ribadisce il Garante, non è un problema tecnico ma una questione di diritti fondamentali. Ridurlo significa restituire umanità al carcere e dare piena attuazione all’articolo 27 della Costituzione, che affida alla pena una funzione rieducativa.
L’appello del Papa, dunque, va accolto nella sua interezza e trasformato in un’occasione per avviare riforme strutturali, superando la logica delle risposte emergenziali. In questa direzione, il Garante della Provincia di Caserta conferma la propria disponibilità al dialogo istituzionale, nella convinzione che solo tenendo insieme misericordia, responsabilità e giustizia sia possibile costruire un sistema penitenziario più umano, capace di non perdere nessuno e di offrire una reale possibilità di cambiamento.



