La vertenza Trasnova esce dai tavoli tecnici e approda ufficialmente nelle sedi della politica locale. Domani il Consiglio comunale di Pomigliano d’Arco discuterà, in una seduta pubblica monotematica, la crisi che coinvolge la società di logistica legata agli stabilimenti Stellantis e quasi trecento lavoratori dell’indotto.
Alla seduta sono stati invitati i rappresentanti sindacali, la Regione Campania e la Prefettura di Napoli, nel tentativo di allargare il confronto e rafforzare il ruolo delle istituzioni in una fase ancora fragile della vertenza. Al centro del dibattito c’è il destino di 288 lavoratori e di un’azienda con sede a Cassino, la cui continuità produttiva dipende in larga parte dalle scelte del colosso automobilistico.
Un primo spiraglio si è aperto lo scorso 4 dicembre, quando al tavolo convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy Stellantis ha comunicato la disponibilità a una proroga di quattro mesi del contratto commerciale con Trasnova. Una soluzione temporanea che ha consentito di scongiurare, almeno nell’immediato, i licenziamenti previsti per fine anno e di garantire un breve margine di respiro ai lavoratori.
Si tratta però di una boccata d’ossigeno che non risolve i nodi strutturali della crisi. Il problema viene di fatto rinviato ai primi mesi del 2026, quando sarà necessario individuare soluzioni più solide per la salvaguardia occupazionale e per la tenuta dell’intero comparto della logistica legato all’automotive.
Il Ministero ha ribadito l’obiettivo della massima tutela dell’occupazione e la volontà di proseguire il confronto con tutte le parti coinvolte. Una nuova riunione al Mimit è già fissata per il 4 febbraio, data considerata cruciale dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali.
Nel frattempo Pomigliano d’Arco sceglie di non restare spettatrice. Portare la vertenza Trasnova in Consiglio comunale significa riconoscere che non si tratta solo di una questione contrattuale, ma di un tema che incide profondamente sul tessuto sociale ed economico del territorio. Dietro i numeri ci sono famiglie e storie di lavoro che restano sospese tra proroghe temporanee e la ricerca di una soluzione definitiva.




