La Cassazione ha confermato le condanne per i fratelli Nicola e Salvatore Pota che attinsero il professionista Vincenzo Esposito con 6 colpi di arma da fuoco. La seconda sezione della Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Nicola e Salvatore Pota – ritenuti gli esecutori materiali del tentato omicidio dell’imprenditore edile Vincenzo Esposito attinto da 6 colpi di arma da fuoco al volto, nuca e spalla. L’agguato avvenne il 20 settembre 2008 a Cesa – avverso la pronuncia sella Corte di Appello di Napoli. La terza sezione della Corte di Appello di Napoli, di rinvio dalla Cassazione condannò i due fratelli Pota, Nicola e Salvatore, rispettivamente a 10 e 9 anni di reclusione per il tentato omicidio dell’imprenditore di Cesa detto o’ scuccill, maturato nella faida di camorra tra i Caterino- Ferriero contro i Mazzara. L’agguato risale al 20 settembre 2008, all’angolo tra via Volturno e via Turati, a Cesa a pochi metri dalla sede della Sudgas.

La vittima, stava rientrando a casa in auto insieme al figlio, quando due uomini in sella a una moto lo affiancarono e aprirono il fuoco. Sei colpi d’arma da fuoco lo colpirono al volto, alla nuca e alla spalla. Fu il figlio a soccorrerlo immediatamente, trasportandolo all’ospedale “Moscati” di Aversa, dove i medici riuscirono a salvarlo nonostante la gravità delle ferite. Tre proiettili vennero estratti con un delicato intervento chirurgico. Dietro quell’agguato, secondo le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, si celava una feroce faida tra clan: i “Caterino-Ferriero” da un lato e i “Mazzara” dall’altro. Esposito, considerato “non amico” del gruppo dominante, sarebbe stato colpito proprio per questo. A organizzare l’attentato, come emerse dalle indagini fu Michele Ferriero, già condannato in via definitiva come mandante, con la collaborazione di Luca Bove, il cosiddetto ‘specchiettista’.

La ricostruzione giudiziaria, lunga e complessa, si è basata su intercettazioni ambientali e telefoniche, ma anche sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Luca Mosca, poi assolto per questo specifico episodio. La vicenda processuale ha conosciuto un iter tortuoso: una prima condanna era arrivata nel 2017, con rito abbreviato, dal Gup del Tribunale di Napoli. La sesta sezione della Corte di Appello di Napoli ribaltò il verdetto con un’assoluzione. Sentenza, poi, annullata dalla Corte di Cassazione. Un nuovo processo davanti alla quarta sezione della Corte di Appello che si concluse nel 2021 con una seconda condanna. Fatto appello alla Suprema Corte, nel 2022 si dispose un ulteriore annullamento, ritenendo necessario un approfondimento sulle dichiarazioni rese dal collaboratore Mosca. La terza sezione della Corte di Appello di Napoli, con una nuova composizione, riesaminò il caso, emettendo una sentenza di condanna. Appellata di nuovo la Corte di Cassazione, il nuovo esame della vicenda che è esitata nella definitiva sentenza di condanna per i due fratelli.  Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Carmine D’Aniello, Gaetano Laiso e Nicola Marino, mentre Vincenzo Esposito, si è costituito parte civile tramite gli avvocati Vincenzo Guida e Giovanni Midiocestomarco.