Ancora un cedimento, ancora un allarme dal centro storico di Casoria. Una scena che, purtroppo, non sorprende più nessuno. L’ultimo episodio si è verificato in corso Umberto, al civico 50, dove i vigili del fuoco hanno disposto lo sgombero precauzionale di quattro famiglie. Questa volta, però, la vetustà dei fabbricati c’entra poco. A innescare la criticità è stata la fatiscenza dei sottoservizi, in particolare della rete idrica: una perdita copiosa ha allagato i locali sotterranei, compromettendo la staticità dell’edificio. L’entità del danno è ancora in fase di accertamento. Da almeno trentacinque anni la città convive con voragini improvvise, smottamenti, crepe nei fabbricati e cedimenti del manto stradale. Un fenomeno tutt’altro che casuale: affonda le sue radici oltre che in sottoservizi ormai vetusti e inadeguati anche nell’attività estrattiva indiscriminata del dopoguerra, quando enormi quantità di tufo furono prelevate dal sottosuolo per alimentare la ricostruzione edilizia. Un prelievo massiccio, non regolamentato, che ha lasciato sotto la città un reticolo di cavità, caverne e vuoti non mappati, oggi in parte sconosciuti e in larga misura instabili. Nonostante qualche sporadica iniziativa di studio, Casoria non dispone ancora di una mappa completa e aggiornata del proprio sottosuolo. Un vuoto di conoscenza che pesa come un macigno sulla sicurezza urbana: senza una ricognizione sistematica, ogni cedimento rischia di essere solo il preludio al successivo.

«I tecnici sono al lavoro per mettere in sicurezza l’edificio e stabilire le cause della criticità – ha dichiarato, intanto, il sindaco Raffaele Bene – Abbiamo trovato famiglie molto responsabili, che hanno preferito allontanarsi spontaneamente trovando ospitalità presso parenti e amici». Parole che rassicurano solo in parte, perché il problema è più ampio e strutturale. Appena pochi giorni fa il Partito Democratico e un rappresentante della lista civica Sogno e Libertà hanno presentato un’interrogazione al sindaco, denunciando lo stato di precarietà del centro storico e, in particolare, di via Santa Croce, attualmente chiusa per un fabbricato dichiarato pericolante dai vigili del fuoco. «Da tempo il centro storico – patrimonio urbano, sociale e identitario della nostra città – versa in una condizione di progressivo deterioramento, caratterizzata da criticità strutturali, carenze manutentive e da una generale mancanza di interventi organici di riqualificazione». Il nodo politico e amministrativo è chiaro: con quali risorse, strumenti e tempi si intende avviare la rinascita del vecchio centro? E soprattutto, quando si deciderà di affrontare seriamente il tema del sottosuolo, la cui fragilità continua a manifestarsi con cadenza inquietante? Una consapevolezza, ormai, è condivisa da tutti: il centro storico non può più essere lasciato nell’incertezza. «Continuare a rinviare non è accettabile. Servono risposte e, soprattutto, soluzioni concrete», conclude Graziuso. La città, intanto, resta sospesa tra memoria e rischio, tra storia e instabilità.