Era stata la prima a richiedere i controlli delle forze dell’ordine nelle scuole per contrastare il fenomeno del possesso di armi bianche tra i giovanissimi. Valeria Pirone, la preside dell’istituto ‘Marie Curie’ di Ponticelli, aveva intuito l’entità e la gravità del fenomeno già due anni fa, quando un primo coltello venne sequestrato ad uno studente. E così, grazie ad un’intesa con il prefetto Michele di Bari, il suo istituto ha fatto da apripista, con le pattuglie di polizia e carabinieri che in diverse occasioni sono arrivate fuori scuola per fare i controlli con i metal detector. Quello che ora il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara vuole estendere anche ad altre realtà e ad altre regioni.

Ecco perché Pirone non può che accogliere con favore l’iniziativa ministeriale. “Se questa misura scoraggia anche un solo alunno dal portare un coltellino in tasca – spiega – vale la pena adottarla. E dopo l’epilogo che c’è stato è ancora di più necessaria. È triste che poi si debba arrivare a questi provvedimenti con un morto a terra”. Il pensiero va infatti ad Abanoub Youssef, il 18enne accoltellato da un compagno di scuola a La Spezia e che ha fatto emergere a livello nazionale il problema che lei ben conosce. “Ora i ragazzi mi ringraziano, perché con i controlli si sentono più sicuri – sottolinea orgogliosa Pirone -. All’inizio erano spaventati dalla divisa, ora si sono abituati e accolgono i controlli serenamente.

Sono due, tre verifiche all’anno che ritengo sufficienti”. Ovviamente l’arrivo di polizia e carabinieri con i metal detector rappresenta l’extrema ratio, tanto che i controlli sono attivabili su iniziativa dei dirigenti scolastici in accordo con le prefetture. Ma per Pirone risultano “necessari perché l’azione della scuola, da sola, non basta più ad arginare un fenomeno dai contorni sempre più preoccupanti”. 
Resta inoltre aperto il nodo della facilità con cui gli adolescenti entrano in possesso di armi da taglio: la detenzione di coltelli tra i giovanissimi è in aumento, con episodi che si registrano in istituti di periferia come in quelli del centro città e in contesti socioeconomici differenti.

“Avere un coltellino in tasca è diventata una moda, spesso segno di riconoscimento sociale. Sono tantissimi i ragazzi che li portano con sé – conclude la preside – ed è per questo che è importante andare anche nella direzione del controllo, mantenendo attività di sensibilizzazione, che restano una missione fondamentale della scuola”.