
Il militare in aula: “Addario su ordine di Antonio Mezzero venne picchiato da Grasso”. Ho redatto l’informativa conclusiva mettendo a sistema le varie attività svolte. L’attività investigativa è nata a seguito di varie segnalazioni che indicavano la volontà del boss Antonio Mezzero di riorganizzarsi poco dopo la sua scarcerazione. Abbiamo difatti accertato che stav riorganizzando il suo gruppo originario avvalendosi di suo nipote Alessandro Mezzero che rappresentava la sua longa manus, da Michele Mezzero e da Davide Grasso che era sostanzialmente il suo braccio destro e via via da altri soggetti”. Sono le dichiarazioni rese da maresciallo maggiore Nicola D’Agostino in servizio presso il nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Caserta, nel processo a carico di Vincenzo Addario, 59enne di Santa Maria Capua Vetere, e Giuseppe Diana, 79enne di San Cipriano d’Aversa, ritenuti ‘fedelissimi’ del boss Antonio Mezzero e accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, incendio, detenzione di armi e ricettazione.
Dinanzi alla seconda sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Rosetta Stravino, il militare ha spiegato che “il meccanismo di renumerazione del clan derivava anche dagli introiti delle bische clandestine” “In particolar modo arriviamo alla bisca di Curti in via Piave grazie al monitoraggio di Davide Grasso che intratteneva rapporti con Michele Caduco, gestore della bisca clandestina – ha proseguito il militare – Caduco consegnava denaro a Grasso. In due occasioni abbiamo accertato il passaggio di denaro tra Caduco-Grasso- Alessandro Mezzero- Antonio Mezzero. La consegna di denaro avveniva su un distributore poco lontano da via Piave, il distributore della Gaffoil su via Nazionale Appia, o in auto o nel bar annesso al distributore. Facemmo irruzione nella bisca proseguendo con la relativa attività d’indagine. Nonostante l’irruzione nel mese di marzo, i rapporti tra Caduco e Grasso non erano stati interrotti tanto che prirono un’altra bisca sempre gestita da Caduco poco distante il tribunale a Santa Maria Capua Vetere. In una conversazione telematica capimmo che Antonio Mezzero stava contando i soldi in presenza di Michele Mezzero lamentandosi che entravano pochi soldi da quanto evidenziato da Grasso.
L’interesse del sodalizio criminale era quello di ricevere i pagamenti derivanti dalle percentuali delle giocate. In pratica il clan autorizzava le giocate e sulle giocate poi riceveva una percentuale. Durante il blitz nella bisca alcuni soldi sparirono e Caduco si rivolse a Grasso per risolvere il problema, perchè la protezione offerta dal clan consisteva anche nel risolvere eventuali problemi che si presentassero nella gestione della bisca”. In seno alle bische clandestine si inserisca, secondo la ricostruzione del sostituto procuratore della Dda Vincenzo Ranieri, la figura di Vincenzo Addario, zio di Alessandro Mezzero. Il sottufficiale ha chiarito che “prima di Caduco la bisca clandestina era ‘gestita da Addario o meglio Addario faceva da tramite tra il gestore e il clan. Addario percepiva i proventi della bisca e proprio in merito a ciò nacquero dei malumori proprio per la mal gestione delle bische clandestine. Le somme versate da Addario o erano inferiori o non venivano percepite. Malumore raccolto da Grasso e riferito ad Antonio Mezzero”. Dal boss Grasso ottenne il placet per un ‘regolamento di conti’ con Addario. Il carabiniere,”Grasso si vantò di essersi recato fuori l’autosalone di Addario e di averlo schiaffeggiato. Le motivazioni erano molteplici non solo la cattiva gestione delle bische clandestine ma anche per aver speso il nome di Antonio Mezzero senza autorizzazione e per aver truffato un suo amico per aver venduto una vettura non funzionante tanto che l’amico si era rivolto a grasso per farsi giustizia”. La figura di Addario è legata anche insieme a quella di Giuseppe Diana per la vicenda dell’autolavaggio di Curti.
“Antonio Mezzero voleva gestire un autolavaggio a Curti, per nostra interpretazione la gestione dell’autolavaggio avrebbe rappresentato una forma di controllo sul territorio dove avrebbe incontrato persone e riorganizzato il sodalizio criminale. Trovarono questo auto lavaggio a Curti il cui titolare era anche titolare in quota parte di un caseificio ad Ischitella. Tanto era nelle mire di Antonio Mezzero che chiese al nipote Alessandro di riferire allo zio Addario di intercedere con un altro nipote (Giovanni Addario) già titolare di un autolavaggio a Santa Maria Capua Vetere perchè desistesse dal proposito di rilevare l’autolavaggio di Curti perchè interessava a Mezzero (il boss)”. Il titolare dell’autolavaggio viene però avvicinato da più persone e alla fine lo cede a due persone di Marcianise che ne gestivano altri. Cosa che non fu presa di buon grado da Antonio Mezzero. “Antonio Mezzero non se ne stette con le mani in mano – ha raccontato il maresciallo maggiore – anzi si lamentava del fatto che non erano riusciti a fargli prendere l’autolavaggio e quindi si rivolse a Pasquale Apicella ed Elio Diana perchè intercedessero con titolare dell’autolavaggio per fargli cambiare idea. Elio Diana però ha interessato altri per avvicinare il titolare dell’autolavaggio come Giuseppe Diana. Siamo risaliti a lui dalle dichiarazioni della persona offesa, dalle intercettazioni che indicavano come una persona anzian, come ‘sanzaro’ e con il soprannome di ‘Oraziucciello’. Giuseppe Diana avvicinò il titolare dell’autolavaggio presaggendo che se avesse dato la gestione ai ragazzi di Marcianise sarebbe potuto succedere qualcosa”.
Si torna in aula nel mese di febbraio per l’escussione del titolare dell’autolavaggio e del gestore della bisca clandestina. Vincenzo Addario e Giuseppe Diana sono stati coinvolti – inseme ad altre 11 persone tra cui il boss Antonio Mezzero che hanno optato per il rito abbreviato – nell’operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, coordinata da sostituto procuratore della Dda di Napoli Vincenzo Ranieri, nell’ottobre 2024. La complessa attività investigativa, svolta tra settembre 2022 e giugno 2023, ha permesso di documentare il riassetto del clan dei Casalesi, attivo nei territori di Grazzanise, Santa Maria La Fossa, Vitulazio, Capua, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe e comuni limitrofi. Antonio Mezzero, storico appartenente al gruppo Schiavone, scarcerato nel luglio 2022 dopo un lungo e ininterrotto periodo di detenzione (iniziato nel marzo del 1999), pur sottoposto dapprima alla libertà vigilata e successivamente alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno, si è da subito adoperato per riorganizzare il gruppo criminale e affermare il proprio controllo del territorio. Le indagini hanno altresì consentito di acclarare la disponibilità di armi da parte del sodalizio criminale. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Claudio Sgambato, Angelo Santoro, Dario Di Nardo, Claudio De Stavola. Per le associazioni Sos Impresa Rete per la Legalità della Campania APS e Ambulatorio Antiracket e Antiusura di Terra di Lavoro APS costituitesi parte civile con gli avvocati Gianluca Giordano e Andrea Balletta.




