Dai comportamenti evidenziati durante le indagini si capisce che Zannini sapeva ciò che stava facendo, cioè sapeva che i suoi comportamenti erano fuorilegge, lo sa bene perchè sequestra i telefonini dell’interlocutore, evita incontri all’interno degli uffici, usa pizzini per inoltrare richieste e “ordini” agli amministratori. Insomma, non sono certamente atteggiamenti di chi non ha nulla da nascondere. Si svolgerà questa mattina l’interrogativo preventivo – come previsto dal nuovo ordinamento – del consigliere regionale Giovanni Zannini. Sarà davanti al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che dovrà decidere se accogliere, o meno, la richiesta della Procura della Repubblica che vuole l’arresto del politico di Mondragone.
Nel corso dell’interrogatorio, Zannini potrà scegliere se rispondere alle domande del gip, avvalersi della facoltà di non rispondere oppure depositare una memoria difensiva.

A chiedere l’applicazione della custodia cautelare in carcere sono i pubblici ministeri Giacomo Urbano e Anna Ida Capone, che contestano a Zannini un quadro accusatorio articolato su due distinti filoni investigativi. Il consigliere regionale avrebbe esercitato pressioni, avvalendosi dell’intermediazione di Antonio Postiglione – indagato ma non sottoposto a misure – per ottenere la rimozione di Enzo Iodice dall’incarico di direttore sanitario dell’Asl di Caserta. Per questa vicenda viene contestato il reato di concussione. Inoltre la Procura accusa Zannini sull’investimento industriale nel comune di Cancello ed Arnone per la realizzazione di un caseificio riconducibile alla società Spinosa, facente capo agli imprenditori Paolo e Luigi Griffo. In questo caso Zannini si sarebbe attivato per evitare la revoca di un finanziamento Invitalia superiore ai 10 milioni di euro.

Fondi che, secondo la Procura, non sarebbero stati legittimamente concedibili a causa di carenze documentali e irregolarità procedurali. In questo contesto, al consigliere regionale vengono contestati, in concorso con i due imprenditori, i reati di truffa, falso e corruzione. Anche Paolo e Luigi Griffo dovranno comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo: per loro la Procura ha chiesto l’applicazione del divieto di dimora in provincia di Caserta.