Emergono nuovi e drammatici dettagli sull’intervento di trapianto costato la vita al piccolo Domenico, il bambino deceduto dopo aver ricevuto un cuore rivelatosi danneggiato. Agli atti dell’inchiesta della Procura di Napoli ci sono le testimonianze di tre infermieri presenti in sala operatoria, che descrivono scene sconvolgenti.

«Il cuore era una pietra durissima», hanno raccontato i sanitari, spiegando che l’organo appariva completamente congelato. «Provammo a scongelarlo con acqua fredda, poi tiepida e infine calda», hanno dichiarato, descrivendo i tentativi disperati di renderlo trapiantabile.

Dalle indagini emerge anche un elemento inquietante sulla tempistica: il cuore malato del bambino sarebbe stato espiantato alle 14:18, ma quello del donatore non era ancora arrivato in sala operatoria alle 14:22. Una circostanza che avrebbe generato tensioni tra i membri dell’équipe medica. Secondo una testimonianza, alla domanda su quanto accaduto, il cardiochirurgo avrebbe reagito con rabbia, colpendo un termosifone e offendendo un tecnico.

Nonostante le condizioni critiche dell’organo, il cuore venne comunque trapiantato, scelta ritenuta «inevitabile per assenza di alternative». Domenico sarebbe morto due mesi dopo.

Il padre del piccolo, Antonio Caliendo, ha raccontato il suo dolore e i sospetti maturati già nei giorni successivi all’intervento: «Ho capito che era andata male quando i medici sparirono e nessuno ci disse più niente».

Intanto proseguono le indagini per chiarire eventuali responsabilità. Gli inquirenti stanno ricostruendo tutte le fasi del trasporto e della conservazione dell’organo, compreso l’utilizzo di ghiaccio secco e il rispetto dei protocolli sanitari. La magistratura dovrà accertare se vi siano stati errori o negligenze in una vicenda che ha scosso l’intero Paese.pubblicita' 880