La guerra in Medio Oriente, esplosa con l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran a fine febbraio 2026 e rapidamente allargatasi a Libano, Golfo Persico e altre aree, sta producendo effetti concreti anche in Campania, regione che – pur lontana dal teatro bellico – subisce le ripercussioni di una crisi energetica, economica e di sicurezza globale.

Caro energia e rincari nei prezzi al consumo

Il principale impatto si registra sul fronte energetico. Il prezzo del petrolio ha superato stabilmente i 100 dollari al barile, con picchi legati alla minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz e agli attacchi a infrastrutture nel Golfo. In Campania questo si traduce in un’impennata dei costi di benzina e gasolio (con il gasolio autostradale oltre i 2 euro al litro in diverse aree), ma soprattutto in bollette più pesanti per famiglie e imprese.

Stime locali – come quelle diffuse dal centro studi di associazioni di categoria a Benevento e Salerno – indicano che la crisi potrebbe costare alle sole famiglie beneventane circa 40 milioni di euro in più sulle bollette energetiche nel 2026. A livello regionale, il rischio è un aggravio complessivo di centinaia di milioni, con riflessi su trasporti, produzione industriale e costi di vita quotidiana. Confartigianato e CGIA di Mestre avvertono che l’Italia intera potrebbe affrontare rincari energetici per quasi 10 miliardi di euro nel 2026, con la Campania tra le regioni esposte per la sua dipendenza da energia importata e per il peso di settori energivori come manifattura, logistica e agroalimentare.

Turismo in affanno: prenotazioni in calo

La Campania, locomotiva turistica del Sud con Napoli, Costiera Amalfitana, Capri e Cilento, risente pesantemente dell’incertezza globale. Federalberghi Napoli segnala un calo delle prenotazioni pasquali attorno al 10% rispetto alle attese, causato dalla percezione di instabilità internazionale e dal caro-voli/carburanti. Il turismo incoming da mercati sensibili (Emirati, Israele, Stati Uniti) rallenta, mentre alcuni viaggiatori di lungo raggio preferiscono destinazioni percepite come più sicure (Sud-est asiatico o America Latina). Il settore alberghiero e della ricettività extra-alberghiera teme una frenata sulla stagione primaverile-estiva, proprio quando la ripresa post-crisi energetica precedente sembrava consolidata.
Export e comparti produttivi sotto pressione

Secondo elaborazioni Sky TG24 basate su dati Istat e ministeriali, la Campania vede a rischio circa lo 0,41% del proprio Pil legato all’export verso i Paesi mediorientali (crescita +7,9% nei primi undici mesi 2025, ora a forte rischio di inversione). Settori come agroalimentare, moda, componenti meccanici e chimica-farmaceutica – punti di forza del made in Campania – subiscono la contrazione della domanda e l’aumento dei costi logistici. Anche le costruzioni lamentano rincari su materiali e energia (grido d’allarme di ANCE AIES Salerno), con possibili riflessi sui cantieri pubblici e privati.

Sicurezza e controlli rafforzati sul territorio

Non mancano aspetti di ordine pubblico. La Prefettura e le forze dell’ordine hanno innalzato il livello di allerta su siti sensibili (porti di Napoli e Salerno, basi NATO, consolati, luoghi di culto, infrastrutture energetiche), con controlli rafforzati dopo l’escalation. La presenza di obiettivi “strategici” in regione rende la Campania un osservatorio sensibile, anche se al momento non si registrano minacce dirette. Diversi campani (soprattutto lavoratori e turisti) sono rimasti bloccati a Dubai e in altre aree del Golfo nei primi giorni di conflitto; il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha seguito personalmente la situazione, confermando la sicurezza dei connazionali assistiti.

Uno scenario di incertezza globale che pesa sul locale

L’Istat prevede per il 2026 una tendenza al ribasso delle prospettive economiche mondiali proprio a causa dello “shock dal lato dell’offerta energetica” generato dal conflitto. In Campania – regione già alle prese con fragilità strutturali – l’effetto combinato di inflazione energetica, calo export e turismo incerto rischia di rallentare la crescita attesa, aumentare la pressione su famiglie e imprese e complicare i bilanci pubblici.

Mentre la diplomazia internazionale cerca (con scarso successo finora) una de-escalation, in Campania si moltiplicano gli appelli a misure di sostegno: calmierazione dei prezzi energetici, aiuti mirati ai settori più colpiti e rafforzamento della diversificazione delle fonti. La guerra in Medio Oriente non è lontana: i suoi effetti arrivano dritti nei portafogli, nelle imprese e nelle aspettative di milioni di campani.

Inoltre  l’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran iniziata a fine febbraio 2026, sta colpendo duramente il settore agroalimentare campano, uno dei pilastri dell’economia regionale. Tra rincari energetici, aumento dei costi di produzione, blocchi logistici e minacce all’export, le imprese agricole, di trasformazione e distribuzione affrontano una crisi che rischia di erodere margini già compressi e di riflettersi sui prezzi al consumo.

Rincari energetici e carburanti: il colpo più immediato

Il settore agricolo è tra i più energivori: gasolio per trattori e macchinari, energia per serre, irrigazione, essiccatoi, molini e stabilimenti di trasformazione. Con il petrolio oltre i 100 dollari al barile e il gasolio agricolo schizzato da circa 0,80 a oltre 1,20 euro al litro in poche settimane (e punte superiori ai 2 euro in autostrada), Coldiretti e Confagricoltura Campania denunciano un nuovo shock simile a quello del 2022 con la guerra in Ucraina.

Secondo stime della CGIA di Mestre, il caro-energia potrebbe costare alle imprese campane 429 milioni di euro in più nel 2026 (aumento medio del 13,5%), con un impatto pesante sulle filiere agroalimentari locali: pomodoro da industria, mozzarella di bufala, pasta di Gragnano, conserve, vini e ortofrutta. I costi di produzione salgono del 10-20% in pochi giorni, mettendo a rischio la sostenibilità economica di molte aziende, soprattutto le piccole e medie imprese familiari del Cilento, dell’Irpinia e del Sannio.

C’e’ da augurarsi insomma,volendo trarre conclusioni piu’ che mai scontate,che la diplomazia possa fermare quanto prima un conflitto che pesa e pesera’ ovunque e che piu’ dura e piu’ avra’ effetti devastanti sull’economia come detto,oltre a continuare a mietere migliaia di vittime che resta sempre il dato piu’drammatico in ogni conflitto.