Legge 130 sullo screening nazionale per diabete tipo 1 e celiachia: diagnosi prima dei sintomi e meno complicanze Intelligenza artificiale in pediatria: diagnosi più rapide e supporto alle decisioni cliniche Diagnosi molecolare e anticorpi monoclonali: percorsi sempre più personalizzati e mirati Cambiamenti climatici e inquinamento: aumentano allergie e problemi respiratori nei bambini C’è un filo rosso che lega le grandi trasformazioni della medicina di oggi: passa dai bambini. È qui, infatti, che si leggono in anticipo gli effetti dei cambiamenti ambientali, delle innovazioni tecnologiche e delle nuove strategie di prevenzione. È da questa consapevolezza che viene inaugurato il Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP), che mette al centro una domanda chiave: come cambierà la salute dei bambini nei prossimi anni? Ad aprire il confronto sarà la presenza dell’Onorevole Giorgio Mulè, promotore della Legge 130/2023 sullo screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia che vede l’Italia essere paese apripista nella prevenzione. Un test semplice, basato su una goccia di sangue, che consente di individuare precocemente i bambini a rischio, anche anni prima dei sintomi. I primi risultati del progetto pilota D1CeScreen, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute, la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) nella figura dei Presidenti Valentino Cherubini e Antonio d’Avino, parlano chiaro: positività allo screening pari allo 0,97% per il diabete di tipo 1 e al 2,8% per la celiachia, su oltre 5.000 bambini coinvolti. Per le famiglie significa una cosa molto concreta: evitare esordi improvvisi e pericolosi e avviare un monitoraggio precoce e sicuro. “L’attenzione verso il diabete di tipo 1 e la celiachia nasce dall’ascolto delle famiglie e della comunità scientifica. Afferma l’On. Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera di Deputati Troppi eventi tragici ci imponevano un salto di qualità nella prevenzione. Parliamo di patologie che spesso si manifestano improvvisamente nei bambini e negli adolescenti, talvolta con conseguenze molto gravi, proprio perché non diagnosticate in tempo. Da qui la necessità di una legge all’avanguardia che introducesse uno screening nazionale, sistematico e gratuito, capace di individuare precocemente i segnali della malattia. Con la legge 130 del 2023, abbiamo voluto colmare un vuoto e dare all’Italia uno strumento moderno di prevenzione, conferendo al nostro Paese il primato mondiale nell’avviare un programma strutturato di individuazione precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia in età pediatrica». Accanto alla prevenzione, è la tecnologia a ridisegnare in profondità il modo di fare diagnosi. L’intelligenza artificiale sta aprendo scenari che fino a pochi anni fa erano impensabili: non solo supportare il medico, ma ampliare la capacità stessa di osservare, interpretare e prevedere la malattia. Dalle radiografie analizzate con algoritmi avanzati all’interpretazione automatica della tosse e dei suoni respiratori, fino alla possibilità di prevedere le stagioni polliniche e anticipare i periodi di maggiore rischio, l’IA sta trasformando dati complessi in informazioni clinicamente utili. “L’intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più promettenti perché può rendere più oggettivi alcuni aspetti della diagnosi che oggi dipendono molto dall’esperienza del singolo clinico. Può aiutarci a individuare precocemente segnali di malattia, a stratificare meglio il rischio e a monitorare nel tempo patologie croniche come l’asma. Afferma il Prof. Gian Luigi Marseglia, Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Pavia e Presidente SIAIP. È importante però chiarire un punto: non sostituisce il medico, ma ne potenzia le capacità. L’obiettivo è integrare queste tecnologie nella pratica clinica per migliorare la qualità delle cure e arrivare prima alla diagnosi, soprattutto nei bambini, dove il tempo è un fattore decisivo”.

L’intelligenza artificiale amplia la capacità di leggere e interpretare i dati clinici, ma il cambiamento riguarda anche il livello di profondità con cui oggi è possibile definire la diagnosi. Accanto agli strumenti digitali, si sta infatti affermando un approccio sempre più preciso alla caratterizzazione della malattia, che supera i limiti dei test tradizionali basati su estratti allergenici complessi e spesso poco specifici. È in questo contesto che si inserisce la diagnostica molecolare, che consente di “entrare” nel dettaglio della risposta allergica e rappresenta oggi uno dei principali punti di svolta nella gestione delle malattie allergiche pediatriche. “La diagnostica molecolare rappresenta una vera rivoluzione perché ci consente di superare i limiti dei test tradizionali. Non ci limitiamo più a identificare un allergene in modo generico, ma analizziamo le singole componenti molecolari che scatenano la risposta allergica. Questo ci permette di distinguere tra sensibilizzazioni realmente pericolose e fenomeni di cross-reattività che spesso portano a diagnosi fuorvianti. Il risultato è molto concreto: meno errori, meno restrizioni inutili – penso soprattutto alle diete nei bambini – e soprattutto la possibilità di costruire percorsi terapeutici personalizzati, più efficaci e più sicuri. È un passaggio fondamentale verso una medicina di precisione anche in allergologia pediatrica”, afferma il Prof. Michele Miraglia del Giudice, Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e Presidente del 28° Congresso Nazionale SIAIP. Ad una diagnosi più precisa, si affianca una cura che è cambiata e continua a cambiare profondamente. Negli ultimi anni, infatti, l’evoluzione delle conoscenze sui meccanismi alla base delle malattie allergiche ha aperto la strada a un nuovo modo di trattare i bambini, superando l’approccio tradizionale basato prevalentemente sul controllo dei sintomi. Oggi non si interviene più solo per “spegnere” l’infiammazione, ma per colpire in modo mirato i processi biologici che la determinano. È questo passaggio – dalla gestione dei sintomi alla comprensione dei meccanismi – che rende possibile una terapia più efficace, più personalizzata e, soprattutto, più sostenibile nel tempo. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita significativa delle patologie allergiche e immunologiche in età pediatrica: si stima che fino al 40% dei bambini sotto i 14 anni presenti una forma allergica. Prosegue il Prof. Gian Luigi Marseglia Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Pavia, Presidente SIAIP (Società Italiana di Immunologia e Allergologia Pediatrica Questo dato ci dice che non siamo di fronte a un fenomeno marginale, ma a una vera e propria condizione cronica diffusa che incide sulla qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie. In questo scenario, gli anticorpi monoclonali rappresentano un cambio di paradigma. Si tratta di terapie mirate che agiscono su specifici meccanismi della malattia e non in modo generico. Questo ci consente di trattare in maniera più efficace i casi più severi, ridurre le riacutizzazioni, limitare l’uso di corticosteroidi e migliorare in modo significativo la vita quotidiana dei pazienti. È l’ingresso concreto nella medicina di precisione: non trattiamo più solo la malattia, ma il singolo bambino, con le sue caratteristiche specifiche.” L’innovazione tecnologica e terapeutica apre nuove prospettive, ma l’ambiente, i cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo raccontano cosa sta accadendo già oggi. L’inquinamento, le temperature mutevoli stanno incidendo sulla qualità dell’aria e prolungando le stagioni polliniche, aumentando l’esposizione dei bambini agli allergeni. “Quello che stiamo osservando oggi è un cambiamento profondo del quadro allergologico in età pediatrica. Le allergie stanno diventando più frequenti, più precoci e spesso più complesse da gestire. Il punto è che non possiamo più considerarle solo una predisposizione individuale: l’ambiente gioca un ruolo determinante. Continua il Prof. Michele Miraglia del Giudice L’aumento delle temperature, l’inquinamento atmosferico e la maggiore concentrazione di pollini stanno creando una combinazione che amplifica il rischio e la severità delle manifestazioni cliniche. Questo significa che dobbiamo cambiare approccio: non basta più curare il sintomo, ma è necessario agire anche sui fattori ambientali e aiutare le famiglie a riconoscere e gestire meglio le situazioni di rischio quotidiano”. Prevenzione, innovazione diagnostica e terapeutica e attenzione all’ambiente: quattro dimensioni che oggi si intrecciano e ridefiniscono la pediatria sul quale investire per difendere la salute dei bambini.

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Screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia:
l’Italia apripista nella prevenzione Individuare una malattia prima ancora che si manifesti può cambiare radicalmente la storia di un bambino. È questo il principio alla base della Legge 130 del 2023, che ha reso l’Italia il primo Paese al mondo ad avviare un programma nazionale di screening per il diabete di tipo 1 e la celiachia in età pediatrica. La legge, approvata all’unanimità dal Parlamento e promossa anche grazie all’impegno dell’Onorevole Giorgio Mulè insieme alla Fondazione Italiana Diabete, introduce uno strumento semplice ma potenzialmente rivoluzionario: uno screening gratuito e volontario basato su un piccolo prelievo capillare, in grado di individuare precocemente i bambini a rischio attraverso la ricerca di specifici autoanticorpi. L’obiettivo è chiaro: intercettare la malattia prima dei sintomi. Nel caso del diabete di tipo 1, questo significa evitare l’esordio in chetoacidosi diabetica, una condizione acuta e pericolosa che può richiedere il ricovero in terapia intensiva. Le evidenze scientifiche dimostrano infatti che la comparsa degli autoanticorpi precede anche di anni l’insorgenza clinica della malattia, rendendo possibile una diagnosi anticipata e un monitoraggio più sicuro. Per verificare la fattibilità di questo approccio su larga scala, è stato avviato il progetto pilota D1CeScreen, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute, la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) nella figura dei Presidenti Valentino Cherubini e Antonio d’Avino. Il progetto ha coinvolto oltre 5.000 bambini di 2, 6 e 10 anni in quattro regioni italiane, utilizzando un semplice test su sangue capillare per individuare i marcatori precoci di malattia

Il ruolo dei Pediatri di Libera Scelta è stato centrale: sono stati loro a informare le famiglie, raccogliere il consenso e gestire il percorso di screening, dimostrando come questo modello sia non solo efficace, ma anche sostenibile nella pratica quotidiana. I risultati hanno confermato la capacità del test di individuare casi ancora asintomatici, con una positività allo screening pari allo 0,97% per il diabete di tipo 1 e al 2,8% per la celiachia. Si tratta di numeri tutt’altro che marginali. In Italia, infatti, si stima che per ogni 1.000 bambini sotto i 14 anni circa 2-3 siano affetti da diabete di tipo 1 e 5-7 da celiachia, patologie entrambe in aumento e spesso non diagnosticate nelle fasi iniziali. La celiachia, ad esempio, può rimanere silente o manifestarsi con sintomi sfumati, tanto che una quota significativa di casi pediatrici non viene riconosciuta. Il percorso avviato con la fase pilota ha già prodotto risultati concreti: sono stati attivati 98 ambulatori di screening e coinvolte circa 23.000 persone, a dimostrazione di un’adesione crescente e di una forte risposta del sistema sanitario. Ora lo sguardo è rivolto al futuro. Il decreto attuativo della Legge 130/2023, che definirà le modalità operative dello screening, è in fase di approvazione e aprirà alla progressiva estensione su tutto il territorio nazionale a partire dal 2025-2026. Un passaggio decisivo per trasformare una sperimentazione di successo in una strategia di prevenzione strutturata. In questo percorso, il ruolo dell’Onorevole Giorgio Mulè è stato e continua a essere determinante. Il suo impegno ha contribuito a portare il tema della prevenzione pediatrica al centro dell’agenda sanitaria, promuovendo una visione innovativa che punta a salvare vite attraverso la diagnosi precoce. Non a caso, l’attenzione si sta già ampliando ad altri ambiti, come la prevenzione dell’obesità infantile, nella stessa logica di intervento anticipato. Accanto allo screening, sono stati avviati anche programmi educativi rivolti ai pediatri, come il progetto “Alto Rischio DT1”, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione clinica sui segnali precoci e sui bambini con familiarità o sintomi sospetti. Il messaggio che emerge è chiaro: oggi la medicina non si limita più a curare, ma può anticipare la malattia. E quando si parla di bambini, questa possibilità assume un valore ancora più grande. Intervenire prima significa non solo evitare complicanze, ma offrire una migliore qualità di vita alle nuove generazioni.

Bibliografia
Pricci F., Porfilio C., Sedile A.I., Villa M., Vincentini O., Dalla Legge 130/2023 al progetto D1CeScreen: verso lo screening nazionale per diabete di tipo 1 e celiachia, pubblicato su Il Medico Pediatra (2025;34(4):5-8. doi:10.36179/2611-5212-2025-15)

Patologie note e nuove terapie: le prospettive terapeutiche aperte dagli anticorpi monoclonali

Intervista al Prof. Gian Luigi Marseglia Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Pavia, Presidente SIAIP (Società Italiana di Immunologia e Allergologia Pediatrica)

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un aumento di patologie allergiche e immunologiche in età pediatrica: quanto è cambiata oggi l’incidenza di queste malattie e quali sono i bisogni ancora insoddisfatti nella gestione dei bambini? Negli ultimi anni abbiamo osservato una crescita importante delle patologie allergiche e immunologiche in età pediatrica. Stiamo assistendo ad una vera e propria epidemia. si calcola che almeno il 40% dei bambini al di sotto di 14 anni sia affetto da una forma di allergia. Ma più che soffermarci su un singolo numero, il dato davvero rilevante è che queste malattie rappresentano oggi una quota molto significativa della cronicità infantile e hanno un impatto concreto sulla qualità di vita del bambino e della sua famiglia. In particolare, allergie respiratorie, dermatite atopica, asma e allergie alimentari possono interferire con il sonno, la frequenza scolastica, l’attività sportiva e la socialità. Si parla sempre più spesso di anticorpi monoclonali: può spiegare in modo semplice cosa sono e perché rappresentano una svolta così importante nel trattamento di molte patologie pediatriche? Gli anticorpi monoclonali sono farmaci biologici progettati per colpire in modo mirato uno specifico meccanismo della malattia. Per questo vengono spesso definiti “terapie intelligenti”: non agiscono in modo generico, ma bloccano selettivamente molecole o vie infiammatorie che sostengono il quadro clinico. Gli anticorpi monoclonali hanno rivoluzionato le strategie terapeutiche in molti campi della medicina non solo nelle patologie allergiche ma anche in oncologia, ematologia e nella cura delle malattie autoimmuni. La loro importanza sta proprio qui: hanno reso possibile una medicina più precisa e personalizzata. In allergologia pediatrica, questo significa poter trattare meglio pazienti con dermatite atopica severa, asma grave, orticaria cronica spontanea ed esofagite eosinofila, soprattutto quando le terapie tradizionali non bastano o comportano un carico elevato di corticosteroidi. In molti casi i biologici permettono di migliorare il controllo dei sintomi, ridurre le riacutizzazioni e alleggerire in modo significativo il peso della malattia sulla vita quotidiana del bambino e della famiglia Oggi quali sono le principali terapie biologiche già disponibili per i bambini e quali prospettive si aprono per il futuro? Possiamo davvero parlare di un cambio di paradigma nella cura di queste malattie? Oggi possiamo parlare a pieno titolo di un cambio di paradigma nella gestione delle patologie immuno-allergiche. Siamo entrati nell’era della medicina di precisione: non trattiamo più soltanto i sintomi, ma interveniamo in modo sempre più mirato sui meccanismi biologici che li determinano. Questo è particolarmente importante in pediatria, dove l’obiettivo non è solo controllare la malattia nell’immediato, ma anche migliorare il decorso a lungo termine e proteggere la qualità di vita del bambino nel suo percorso di crescita.

Dalla diagnosi alla terapia: come cambia l’allergologia con l’approccio molecolare

Intervista al Prof. Michele Miraglia del Giudice
Professore Ordinario di Pediatria Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”
Presidente del 28° Congresso SIAIP (Società Italiana di Immunologia e Allergologia Pediatrica)

In cosa consiste la diagnosi molecolare e cosa cambia rispetto ai test allergologici tradizionali? La diagnostica molecolare allergologica è un esame allergologico di terzo livello che consente di identificare le singole componenti molecolari responsabili della risposta IgE-mediata. A differenza dei test tradizionali, basati su estratti allergenici complessi, permette una caratterizzazione più precisa del profilo di sensibilizzazione del paziente. Questo consente di distinguere tra sensibilizzazioni primarie clinicamente rilevanti e fenomeni di cross-reattività, migliorando significativamente la specificità e l’accuratezza diagnostica. Quanto rappresenta una svolta questo approccio nella gestione dei bambini allergici? In che modo rende le terapie più mirate ed efficaci? Si tratta di una vera svolta, perché consente una più accurata stratificazione del rischio, identificando componenti allergeniche associate a reazioni sistemiche severe rispetto a quelle correlate a manifestazioni più lievi. Nelle allergie alimentari, permette di distinguere tra proteine termolabili e gastro-labili e proteine termostabili e resistenti alla digestione, orientando in modo più appropriato le indicazioni dietetiche e il grado di tolleranza del paziente. Nelle allergie respiratorie, consente di distinguere tra sensibilizzazioni genuine e cross-reattive, migliorando la selezione dei pazienti candidabili all’immunoterapia allergene-specifica (AIT), che rappresenta oggi l’unico intervento in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica. Questo si traduce in trattamenti più mirati, efficaci e sicuri. Oggi cosa è già possibile fare grazie alla diagnosi molecolare e quali sono le prospettive future? Possiamo parlare di medicina di precisione? Oggi la diagnostica molecolare consente già di migliorare in modo significativo la diagnosi, la stratificazione del rischio e la selezione terapeutica nei bambini allergici, riducendo errori diagnostici e trattamenti non appropriati. Le prospettive future sono particolarmente promettenti: il continuo avanzamento della ricerca porterà all’identificazione di nuove componenti allergeniche e di ulteriori proteine responsabili della risposta IgE-mediata, consentendo una caratterizzazione sempre più fine dei profili di sensibilizzazione. Parallelamente, la diagnostica molecolare permetterà una stratificazione sempre più accurata del rischio clinico, con una maggiore capacità di predire la severità delle reazioni allergiche. Alla luce di queste evoluzioni, è possibile parlare di una vera medicina di precisione in allergologia pediatrica, in cui diagnosi e trattamento vengono adattati al profilo immunologico individuale del paziente, con un impatto rilevante su sicurezza, appropriatezza terapeutica ed esiti clinici. Dall’intelligenza artificiale nuove opportunità per la diagnosi delle malattie respiratorie nei bambini Dalle radiografie interpretate con algoritmi avanzati all’analisi della tosse, dei rumori respiratori, alla previsione delle stagioni polliniche: l’intelligenza artificiale sta aprendo nuove prospettive nella diagnosi delle malattie allergiche in età pediatrica. Un tema protagonista del 28° Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP), in programma a Napoli dal 16 al 18 aprile 2026, dedicato alle sfide future della medicina pediatrica. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno evidenziato come l’intelligenza artificiale possa supportare i medici nell’identificazione precoce di patologie respiratorie come polmonite e asma. Uno degli ambiti più avanzati è quello dell’imaging toracico: algoritmi di deep learning sono in grado di analizzare le radiografie del torace e individuare segni di malattia con elevata accuratezza. Tuttavia, come sottolinea una revisione pubblicata su Pediatric Radiology, la maggior parte degli studi è ancora basata su dataset limitati e necessita di validazione in contesti clinici reali prima di un’adozione diffusa:-

1. Particolarmente rilevante in pediatria è anche lo sviluppo di sistemi capaci di analizzare automaticamente i rumori respiratori e la tosse. Questa tecnologia potrebbe rendere più oggettiva una valutazione che oggi dipende molto dall’esperienza del medico. Una revisione sistematica del 2023 ha dimostrato che modelli di machine learning possono distinguere diverse patologie respiratorie a partire dalla tosse, pur evidenziando la necessità di standardizzare le modalità di raccolta dei dati.

2 Nel caso dell’asma, una delle malattie croniche più diffuse nei bambini, l’intelligenza artificiale viene utilizzata soprattutto per prevedere il rischio di riacutizzazioni e migliorare la gestione della malattia nel tempo. Secondo una scoping review pubblicata nel 2024 su JMIR AI, questi modelli potranno contribuire a una medicina più personalizzata

3. Analogamente, studi recenti sull’analisi automatizzata dei suoni polmonari indicano un potenziale importante nel supportare la diagnosi e il monitoraggio dell’asma pediatrico.

4 L’ambito più studiato resta comunque quello della polmonite pediatrica. Una revisione sistematica pubblicata su Children (Basel) nel 2023 ha evidenziato che l’intelligenza artificiale può aiutare a classificare le immagini radiologiche e a individuare la malattia, ma sottolinea anche una forte variabilità tra gli studi e la necessità di criteri condivisi per una reale applicazione clinica.

5 Recentemente alcune evidenze hanno confermato la possibilità di prevedere le stagioni polliniche e quindi orientare la terapia con grande accuratezza. A livello internazionale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già incluso l’utilizzo di software basati su intelligenza artificiale tra gli strumenti raccomandati per lo screening della tubercolosi attraverso la radiografia del torace, segnando un primo passo concreto verso l’integrazione di queste tecnologie nei sistemi sanitari.

6 Nel complesso, l’intelligenza artificiale rappresenta oggi un importante alleato per migliorare la rapidità e la precisione della diagnosi, soprattutto in ambiti complessi come quello allergologico pediatrico. Tuttavia, gli esperti concordano nel sottolineare che queste tecnologie devono essere considerate come strumenti di supporto e non come sostituti del medico, almeno nella fase attuale. Il confronto scientifico previsto nell’ambito del Congresso SIAIP valorizza come integrare in modo efficace e sicuro queste innovazioni nella pratica clinica, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure e la diagnosi precoce nei bambini.

Bibliografia
Padash S., et al. Pediatric chest radiograph interpretation: how far has AI come? Pediatric Radiology, 2022.
Sharan R.V., et al. Detecting acute respiratory diseases in the pediatric population with cough sound analysis: a systematic review. 2023.
Ojha T., et al. Exploring Machine Learning Applications in Pediatric Asthma Management: A Scoping Review. JMIR AI, 2024.
Ruchonnet-Métrailler I., et al. Automated Interpretation of Lung Sounds by Deep Learning for Pediatric Asthma: A Review. 2024.
Field E.L., et al. Efficacy of Artificial Intelligence in the Categorisation of Paediatric Pneumonia on Chest Radiographs: A Systematic Review. Children (Basel), 2023.
World Health Organization (WHO). Recommendations on the use of computer-aided detection (CAD) software for TB screening, 2021.

Allergie e cambiamenti climatici: perché l’ambiente sta influenzando la salute dei bambini Il cambiamento climatico non riguarda solo il pianeta, ma sempre più da vicino anche la salute dei bambini. Negli ultimi anni, gli esperti hanno osservato un aumento delle allergie respiratorie, come rinite allergica e asma, e sempre più evidenze indicano un legame diretto con i cambiamenti ambientali. Temperature più elevate e concentrazioni crescenti di anidride carbonica favoriscono infatti la produzione di pollini e ne prolungano la presenza nell’aria per periodi più lunghi. Non solo: i pollini diventano anche più allergenici, cioè più capaci di scatenare reazioni. Questo fenomeno evidenzia come il cambiamento climatico stia modificando la distribuzione delle specie vegetali e prolungando le stagioni polliniche, con un impatto diretto sulla salute respiratoria.

1 A questo si aggiunge l’effetto dell’inquinamento atmosferico, che rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la salute dei bambini. Le particelle inquinanti non solo irritano le vie respiratorie, ma possono anche interagire con i pollini, aumentando il loro potenziale allergenico. L’esposizione all’inquinamento legato al traffico, ad esempio, è associata a un aumento significativo del rischio di sviluppare asma nei bambini.

2 Il cambiamento climatico contribuisce anche a fenomeni più improvvisi e meno conosciuti, come le crisi asmatiche associate ai temporali, note come “thunderstorm asthma”. In queste situazioni, i pollini vengono frammentati e possono penetrare più facilmente nelle vie respiratorie, provocando crisi anche in persone che fino a quel momento avevano avuto pochi o lievi sintomi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità identifica l’inquinamento atmosferico come uno dei principali fattori di rischio ambientali per la salute, soprattutto in età pediatrica

3. Lo stesso The Lancet nel Lancet Countdown on Health and Climate Change, nel report 2023 evidenzia come il cambiamento climatico rappresenti una minaccia crescente per la salute delle nuove generazioni. In questo contesto si inserisce il lavoro dell’Alleanza per un Ambiente a Misura di Bambino (AMBO), che promuove una visione integrata tra salute e ambiente, mettendo al centro i più piccoli. L’Alleanza sottolinea come i bambini siano particolarmente vulnerabili agli effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici e richiama l’attenzione sull’importanza di interventi concreti, che vanno dalla riduzione delle emissioni alla progettazione di città più vivibili, fino alla sensibilizzazione delle famiglie e delle istituzioni. Un approccio che riconosce l’ambiente come determinante fondamentale di salute e che invita a considerare la prevenzione ambientale parte integrante della cura. Di fronte a questo scenario, diventa fondamentale agire su più livelli. Proteggere la salute dei bambini significa prima di tutto ridurre l’esposizione agli inquinanti, ad esempio limitando il traffico nelle aree urbane e migliorando la qualità dell’aria negli ambienti chiusi. È importante anche monitorare i livelli di pollini e adattare le attività quotidiane nei periodi più critici, soprattutto per i bambini allergici. Anche il ruolo delle famiglie è centrale: arieggiare gli ambienti nelle ore meno inquinate, evitare l’esposizione prolungata durante i picchi pollinici e seguire correttamente le indicazioni terapeutiche può contribuire a controllare meglio i sintomi. Allo stesso tempo, investire in prevenzione e promuovere politiche ambientali orientate alla salute rappresenta una priorità sempre più urgente. Le allergie, infatti, non sono più solo una condizione individuale, ma sempre più il segnale di un ambiente che cambia. Comprendere questo legame è il primo passo per proteggere la salute dei bambini oggi e in futuro.

Bibliografia
D’Amato G., Vitale C., De Martino A., Viegi G., Lanza M., Molino A., Sanduzzi A., Vatrella A., Annesi-Maesano I. Effects on asthma and respiratory allergy of climate change and air pollution. Allergy. 2020;75(9):2170–2184. doi: 10.1111/all.14476Sharan R.V., et al. Detecting acute respiratory diseases in the pediatric population with cough sound analysis: a systematic review. 2023.
Khreis H., Kelly C., Tate J., Parslow R., Lucas K., Nieuwenhuijsen M.
Exposure to traffic-related air pollution and risk of development of childhood asthma: A systematic review and meta-analysis. The Lancet Planetary Health. 2017;1(7): e292–e300. doi:10.1016/S2542-5196(17)30105-1
WHO global air quality guidelines: particulate matter (PM2.5 and PM10), ozone, nitrogen dioxide, sulfur dioxide and carbon monoxide (Geneva: World Health Organization; 2