Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, parla dei lavori di rigenerazione urbana a Casal di Principe: “La mia quota era del 10%”. Gli interessi del clan dei Casalesi su un appalto da 7,5 milioni di euro per la rigenerazione urbana a Casal di Principe. Emerge nel provvedimento di sequestro emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Gabriella Maria Casella) nei confronti di Dante Apicella e di suo genero Luigi Scalzone. Nel provvedimento viene evidenziata la figura di Apicella, noto con il soprannome di ‘Damigiana’, ritenuto uno dei capi della componente imprenditoriale del clan dei Casalesi e in particolare della fazione Schiavone ma anche il motore politico-economico del clan.

A delineare il profilo di Apicella è stato Nicola Schiavone, figlio del capoclan Francesco detto Sandokan, che ha retto il sodalizio dal 2004 al 2010 e che oggi è collaboratore di giustizia. Schiavone rappresenta agli inquirenti di essere stato ‘socio’ di Apicella nell’appalto per la rigenerazione urbana di Casal di Principe bandito tra il 2009 e il 2010. “L’importo dell’opera si aggirava sui 7,5 milioni di euro – ricorda Schiavone – somma su cui la percentuale di mia spettanza, che Apicella doveva pagare era del 10%. Della somma così calcolata di 750mila euro, 400mila rientravano nelle mie disponibilità personali e 350mila erano destinati alla cassa del clan”.